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Mafia dell'Agrigentino

Arrestato il fratello del boss Messina


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Un omicidio che si è consumato al nord, ma con radici tutte sicule. La guerra tra la “mafia da autotrasporti” e un arresto eccellente, Fabrizio Messina, fratello del boss Gerlandino, il superlatitante di Porto Empedocle. Questi gli elementi di una storia, che è iniziata nel maggio dello scorso anno, con l’omicidio, nel varesotto, di un imprenditore nel ramo degli autotrasporti e che oggi inizia a intravedere un epilogo definitivo con ulteriori tre arresti.
Era il sei maggio del 2008 quando Giuseppe Monterosso, autotrasportatore nisseno, trasferitosi a Cavaria, in provincia di Varese, viene trovato morto nella sede della sua impresa.
Il corpo di Monterosso è crivellato da decine colpi. La scena del delitto che fa pensare immediatamente a un’esecuzione. Gli inquirenti fiutano nella vicenda l'opera minuziosa di  un commando armato.
Pochi giorni per iniziare a distribuire i pezzi del puzzle.
Alle Questura di Como si reca a deporre Alessio Contrino, empedoclino, dipendente della ditta della vittima, che confessa di avere accompagnato un collega, Andrea Vecchia a uccidere Monterosso. Il movente, seguito dagli investigatori, è quello della guerra degli autotrasportatori siculi in Lombardia.
Le indagini però non si fermano. Gli investigatori sono certi che ci siano tanti altri dettagli da scoprire e trame ben più complesse degli sgarri tra camionisti.
Oggi la questura di Como chiude il cerchio, con una serie di arresti, distribuiti tra la Lombardia e l’agrigentino.
Oltre a Fabrizio Messina, finiscono in manette anche Giuseppe Volpe, sempre di Porto Empedocle e Gaetano Ribisi di Palma di Montechiaro. Prima di loro, a poche settimane dal delitto, erano stati arrestati Andrea Vecchia, sempre di Porto Empedocle, Giuseppe Luparello – scarcerato pochi giorni dopo l’arresto – e Giuseppe Cuntrera – per detenzione illecita di armi. Si tratti di nomi tutti legati al lavoro negli autotrasporti tra la Sicilia e il nord Italia. Volti tutti quanti noti, a vario titolo, alle forze dell'ordine.
Sulla vicenda iniziano a stagliarsi nuovi luci. Monterosso, infatti, si trovava in Lombardia non per libera scelta, ma perché sorvegliato speciale, con obbligo di dimora. Tempo fa, infatti, sarebbe stato vicino a Cosa Nostra nissena, al boss Piddu Madonia in particolare.
Non basta, il primo tra gli indagati per l’omicidio, Andrea Vecchia  - già coinvolto nella maxi operazione Akragas - è fratello di Sergio, morto a Porto Empedocle per mano della Stidda, nella guerra di mafia degli anni ’90. Ultimo tassello, l’arresto di Fabrizio Messina, che è parte di una delle famiglie di Cosa nostra con lunga e fedele tradizione mafiosa.
Gli inquirenti pensano a un intreccio di nuova guerra di mafia, incentrata sugli interessi che Cosa nostra sta maturando nel nord Italia, in settori nascenti per la compagine mafiosa.
Non è escluso che l’omicidio possa trovare, quale appendice sanguinaria, anche un coinvolgimento dello stesso boss superlatitante Gerlandino Messina.