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Mafia e antimafia

Sciascia, Sgarbi e Salemi


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, Cronaca
Povero Sciascia, che con la sua corretta lezione sull'antimafia dei professionisti, dei riti vani, dei blitz spettacolari e inutili, delle carriere e dei vizi, ebbe il torto di sbagliare soltanto un esempio fondamentale, tirando nel mucchio quel galantuomo di Paolo Borsellino. Povero Sciascia, che perfino nei suoi rari errori fu sempre alto, irraggiungibile, come un'aquila contro mano. Mentre oggi i suoi ossequiosi o involontari epigononi brancolano nella polvere.
E' di moda dire che l'antimafia sia peggio della mafia, e allora diciamolo professore e sindaco Sgarbi. Ma diciamolo sottovoce, col beneficio del dubbio. Lei, invece, non conosce il sussurro. Lei è venuto qui per fare spettacolo, nel senso nobile e mediatico del termine. Per insegnare a noi cafoni l'arte di stare sul palcoscenico della polemica permanente. Bravo. In questo lei è maestro. Tuttavia, è - come non sottolinearlo - la facilità del tono a stridere col peso degli argomenti trattati. L'antimafia peggio della mafia? Ergo, la mafia meglio dell'antimafia in assoluto? Suvvia, non scherziamo, c'è troppo sangue, ci sono troppi cocci di uomini sparsi sotto il sole. Se poi lei allude a certa retorica insopportabile, a certe carriere costruite sui cadaveri, a certa dannosa muscolarità di Stato, non possiamo negare che sia così. La lezione di Sciascia è immortale Ma il problema è che lei non è Sciascia, col suo bisogno di verità. Lei, Sgarbi,  usa la sua retorica, contro una retorica più grande. A lei interessano lo scintillio e la detonazione, non l'assestamento. Questa terra non è terra per le sue mire. E' solo - scusi -  quinta di teatro. E nel suo palcoscenico tutte le polemiche sono uguali. Lei è come un capocomico che si metta a scrivere una confutazione della risata. Per ridere, di gusto, appena un attimo dopo.  Semplicemente, non è credibile.