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Le figaro. Parla l'autore del pezzo incriminato

"Sicilia, mon amour"


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La Sicilia torna su "Le Figaro" in una seconda puntata del reportage sulla macchina regionale che tante polemiche ha sollevato. Un articolo "riparatorio" in cui si leggeranno le precisazione dell'assessore con delega alla Funzione pubblica, Caterina Chinnici, ma dove non avranno spazio le critiche di Raffaele Lombardo che ha annunciato di voler querelare il quotidiano francese. L'auto è sempre Richard Heuze.
La sua immagine è quella di un distinto uomo di mezza età, dalla carnagione chiara, seduto al tavolo di un bar. Non a Parigi, ma a Salemi, nella piazza Halycia. Chi scrive lo ricorda così, in quell'unico incontro in cui gli fece da cicerone per le vie della Salemi distrutta e mai ricostruita. L'uragano Sgarbi ha portato anche questo, i riflettori della stampa internazionale sulla Sicilia. Così era stato in quell'occasione, quando era arrivato nella cittadina del trapanese per raccontare la storia del sindaco celeberrimo nel paese sconosciuto e delle sue case vendute a un euro. Richard Heuze è l'inviato da Roma del quotidiano francese "Le Figaro". Sua è la firma in fondo all'articolo apparso nella prima pagina del quotidiano qualche giorno fa. "Che bello essere funzionario in Sicilia" recitava il titolo. Una descrizione della "pacchia" di incarichi e prebende.  Non poche le polemiche nate da quella prima denuncia. "Domani (oggi, ndr) - dice lo stesso Heuze - torneremo a parlare della vicenda, questa volta riportando le precisazioni ricevute dall'assessore Chinnici". Sulla dura replica di Raffaele Lombardo, che a margine di un'audizione alla Camera ha detto: "se non rettificheranno la loro lettura adiremo alle vie legali", Heuze precisa "è così che funziona tra stampa e politica, è giusto che il Governatore in Parlamento abbia detto la sua. Domani torneremo sulla notizia e daremo, come detto, comunicazione delle precisazioni ricevute dalla Regione Siciliana, per mano dell'assessore Chinnici".
E ancora, Heuze racconta il suo particolare rapporto con la Sicilia, che lo ha sempre incuriosito e affascinato. "Proprio dall'amore per questa regione - racconta - mi sono trasferito in Italia. Ricordo di aver messo piede nell'Isola la prima volta negli anni '70. Ne rimasi incantato. Da allora ci torno sempre con piacere, quando posso. Ho scritto tanto sulla vostra terra. Come quella volta, forse qualche anno fa, quando raccontai la città di Gela in un reportage per il giornale. O ancora, l'anno scorso, scrissi di Salemi e di quello che lì stava succedendo. Ma potrei citare tantissimi altri esempi, Palermo nel 1981, se non ricordo male. Oppure la città nuova di Gibellina, o Mazara Del Vallo".  Lui, il giornalista del pezzo incriminato, dice di amare la Sicilia. Dice di esserne rimasto incantato. Anzi: "Enchantè".