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Lo stalking e le donne. Una testimonianza

"Io, vittima dell'ex marito"


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Nel blog di Gianfranco Miccichè non si parla solo di politica. Ecco la toccante testimonianza di una donna perseguitata, giorno dopo giorno. Il racconto di Adriana - tramite commento "off" topic a un fatto di politica - di una sofferenza che sembra non finire mai. Poi, la risposta di Miccichè

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adriana, blog, micciché, stalking, Cronaca
Off. topic Cercavo di leggere una parte di un libro, dove è scritta la nostra Costituzione, “Diritti e doveri di un cittadino“… “Le donne e lo stalking“… Inizio con un racconto di una coppia che non possiede più nessun legame sentimentale, un matrimonio che si spezza… È successo qualcosa? Lui è andato con un’altra donna, la moglie si accorge di tutto, ma per non fare soffrire i suoi figli, ancora piccoli, continua come se non fosse accaduto niente… si trascina, però, senza amore e sentimenti per l’altro…

Avanti nel tempo, l’amante del marito è costretta da lui a fare un’interruzione di gravidanza, di due embrioni gemelli, concepiti dai due… Adesso continuo io, sono io a vivere tutta questa odissea. Basta. Continuare un legame già nato male è errato, quindi mi divido da lui legalmente. Ecco l’inizio di un dramma. Le mie paure, una malattia – tumore inaspettato – e separazione.

Quando lui riceve notizie della separazione, alza le mani su di me, causando danni, nel mio fisico e nella mia mente… minaccia, ripetutamente, per impaurirmi. Comincio a denunciarlo, ma poi ritirando ogni volta le mie denunce per compassione di lui, che appare malato. Esco da casa per le commissioni quotidiane e ogni giorno ritrovo lui che mi perseguita, mi insegue, mi minaccia, rende impossibili tutti i miei movimenti, anche perché se mi fermo mi picchia, mi mortifica davanti a qualsiasi persona vive intorno a me, persone che hanno una grande stima nei miei confronti, ma che per non avere problemi si allontanano.

Vi dico delle aggressioni subìte? Chiamo le forze dell’ordine, lo invitano ad andarsene, scrivono il verbale, per poi chiedermi di recarmi al distretto per le denunce. Vado, mi ascoltano. La risposta, dopo il mio aver detto dei maltrattamenti, delle minacce e offese, delle botte, dei colpi, è che è “troppo poco, ci vuole molto di più“.

Andando avanti negli anni, la situazione si è fatta più drammatica, chiamate continue, divulgazione di falsità, di fatti mai commessi, di tutta una mia vita corretta ma che mi ha disonorato, raccontando alla gente qualcosa di irreale, anche dei momenti più intimi. Ecco che il tormento ti toglie persino l’aria, sei in gabbia. Pianti e rimpianti ti portano via il cuore, non puoi incontrare chi ti ama veramente perchè la minaccia è “Ammazzo te e lui“.

Giorno 7 giugno del 2009: incontro con degli amici a Villa Filippina; voglio andare, voglio uscire da un tunnel che mi sta uccidendo senza armi. Riesco ad uscire da casa, arrivo lì e l’incubo inizia, chiama così tanto da farmi odiare anche il suono del mio cellulare. Rispondo, allora, stremata come al solito: io insieme a tremila persone.

“Vengo lì e t’ammazzo, sei chiusa con quattro, io ti butto fuori di casa”. La paura aumenta per il dubbio se viene a trovarti. Da quel giorno l’accanimento è diventato continuo, costantemente sono controllata non dalla legge ma da lui, e chiusa in questo mondo di distruzione della mia persona stessa.

Adesso sono qui ad aspettare il legale, la legge o qualsiasi essere umano che mi svegli da tutto questo. Ma vorrei chiedere a voi, sapete quante donne e uomini vivono in questo mondo parallelo, dove c’è di chi si impossessa della nostra vita facendone uso a proprio piacimento?

Oggi posso dire “Grazie a Dio, sono qui, domani – se qualcuno vuole – mi uccide”. Noi donne, chiunque sia minacciata dai stalkers, si muova con me per fare attivare gli aiuti che – anche se esistono – non sono bene applicati o resi disponibili.