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Carini, nuove indagini sul delitto eccellente

Il giallo della Baronessa


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baronessa di carini, Cronaca
Riaprire le indagini su un omicidio commesso quasi 450 anni fa, ricostruendo la scena del crimine, e attribuire il giusto peso a chi, oltre ai protagonisti certi della vicenda, potrebbe aver rivestito un ruolo fondamentale in quel delitto. Da questi presupposti nasce la volontà del sindaco di Carini, Gaetano La Fata, di riaccendere i riflettori su un assassinio che da oltre quattro secoli galleggia come sospeso tra storia, mistero e tradizione: quello di donna Laura Lanza, baronessa di Carini, e del suo amante Ludovico Vernagallo.

Era il 4 dicembre del 1563 quando il conte di Mussomeli, Cesare Lanza, decise di porre fine al rapporto clandestino che legava sua figlia Laura, sposa per costrizione paterna di Vincenzo La Grua-Talamanca barone di Carini, e il giovane cavaliere Ludovico Vernagallo, uccidendo a pugnalate i due amanti e lavando nel sangue l'onta che quel rapporto aveva determinato nel nome dei due casati.

Dal 22 al 25 marzo il castello, che nei secoli ha subito modifiche e restauri, e che oggi risulta totalmente privo dell'ala ovest che fu teatro di quel delitto, ospiterà dunque gli esperti dell'Icaa (International Crime Analysis Association) trasformandosi in un vero e proprio centro di investigazioni le cui attività potranno essere osservate anche dal pubblico. Del gruppo farà parte anche il criminologo Marco Strano, tra i massimi rappresentandi del mondo della psicologia investigativa e criminal profiling. "Nonostante siano trascorsi tanti secoli - dice il sindaco di Carini Gaetano La Fata - quella dell'assassinio della baronessa di Carini è una storia che appassiona e su cui le leggende si sono avvicendate nei secoli: autore e luoghi del delitto sono ancora avvolti nel mistero".

Sebbene non ci siano dubbi su chi materialmente commise l'omicidio, con l'autoaccusa firmata dallo stesso conte Cesare Lanza, gli esperti dovrebbero trovare oggi qualche elemento che possa confermare o smentire il ruolo, rimasto in ombra e dai contorni piuttosto sfumati, di altri due personaggi che probabilmente agirono al fianco dell'assassino: il marito tradito don Vincenzo La Grua, e il frate del convento vicino al castello, che fece da ignobile spia annunciando al conte Lanza la presenza del Vernagallo a Carini.

Certo, se da un lato è difficile trovare indizi che possano aiutare a scrivere la parola fine in questa insolita "verità processuale"; dall'altro porre fine al fascino di questa storia d'amore e morte è impossibile. A spiegare dunque le reali ragioni, stavolta reali, di una iniziativa simile è lo stesso sindaco La Fata: "Con questa indagine - conclude il primo cittadino - oltre che diffondere una storia che nulla ha da invidiare per intensità a Romeo e Giulietta. Potremo far conoscere il nostro territorio e promuovere la bellezza di uno dei castelli più belli della Sicilia".