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Decreto anti-scarcerazione

Ma gli avvocati non ci stanno
"Non si cambiano le regole in corsa"


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assise, decreto anti scarcerazione, mafia, sentenza cassazione, Cronaca, Politica
"Le regole non si cambiano a partita iniziata e soprattutto non si manomette il principio costituzionale secondo il quale giudice naturale per i reati puniti con pene di estrema gravità è la Corte d'Assise": lo dice l'Unione Camere Penali Italiane in merito alla sentenza che ha attribuito alle Corti di Assise la competenza a processare capimafia imputati di reati in presenza di particolari aggravanti con previsione di pena superiore a 24 anni.

"L'annullamento da parte della Corte di Cassazione di una sentenza in tema di competenza per i reati di associazione mafiosa - sottolineano i penalisti - è emblematica del degrado della giustizia italiana. La magistratura non si accorge delle modifiche normative, pubblici ministeri e giudici violano le regole della competenza per materia senza rendersene conto". L' Unione delle Camere penali osserva: "La Cassazione, una volta tanto, si fa garante delle regole ed annulla giustamente le sentenze di condanna, stigmatizzando il grave errore dei giudici di merito. In nome della 'lotta alla mafia' i pubblici ministeri 'di punta' richiedono, senza pudore, lo stravolgimento delle regole a gioco iniziato, a conferma del fatto che tali regole, per certi magistrati, sono un optional. E la politica si accoda alla logica del fine che giustifica i mezzi proponendo modifiche legislative o addirittura un decreto legge". Secondo i penalisti, "in nome delle 'battaglie' contro i fenomeni criminali si sta per consumare l'ennesima manifestazione di disprezzo per il diritto, in una logica emergenziale che accomuna magistratura ed ogni settore politico. Dato che si parla a sproposito di lotta alla mafia, sarà il caso di ricordare le parole di Leonardo Sciascia, che ammoniva come il primo modo per combatterla fosse il rispetto delle regole dello stato di diritto. Ma Sciascia è caduto nel dimenticatoio per lasciare spazio a giustizialisti camuffati da pseudo garantisti e giustizialisti felici d'essere tali".