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Dopo la sentenza della Cassazione

Via libera al decreto anti-scarcerazione
Alfano: "Una toppa a 388 processi"


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alfano, decreto anti scarcerazione, Cronaca, Politica
Via libera all'unanimità del Consiglio dei ministri al decreto legge presentato da ministro della Giustizia Angelino Alfano per evitare la scarcerazione di boss e mafiosi a seguito della recente sentenza della Cassazione che ha attribuito alle Corti di Assise, anziché ai Tribunali, la competenza a giudicarli in caso di reati pluriaggravati. La riunione si è conclusa con i complimenti del sottosegretario Gianni Letta al Guardasigilli Alfano per la soluzione trovata.

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano



Con il decreto antiscarcerazioni approvato oggi, è stata posta una "toppa" al rischio di "azzeramento di tantissimi processi e di scarcerazione temuta detenuti di alto lignaggio e curriculum criminale". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi durante la quale ha riferito che i procedimenti a rischio, in totale, erano 388. Sui delitti di associazione mafiosa la competenza a decidere sui processi in corso e anche in futuro viene attribuita ai Tribunali collegiali.

Contemporaneamente, però, il governo ha deciso di ampliare le attribuzioni delle Corti di Assise (che deciderà su delitti consumati o tentati di terrorismo, sequestro di persona, riduzione o mantenimento in schiavitù, tratta, traffico di stupefacenti, etc), così anticipando - ad eccezione dei reati di mafia - una parte della riforma del processo penale (l'art.1 comma 1) presentata lo scorso anno riduzione o mantenimento in schiavitù, tratta, traffico di stupefacenti, etc), così anticipando - ad eccezione dei reati di mafia - una parte della riforma del processo penale (l'art.1 comma 1) presentata lo scorso anno dallo stesso Alfano e ora in commissione giustizia al Senato.

Tre i punti del decreto illustrati dal Guardasigilli. Innanzitutto, con una norma transitoria si è "posto rimedio a un errore compiuto non dal legislatore ma di chi ha interpretato la norma", per cui i processi in corso riguardanti reati di associazione mafiosa, comunque aggravata, resteranno di competenza dei Tribunali. Il secondo intervento riguarda l'attribuzione, a regime, dei delitti di 416 bis ai Tribunali. Il terzo punto, che per il ministro Alfano è "il primo in ordine logico" riguarda la modifica delle competenze delle Corti di assise, per cui per cui - aggiunge il ministro - "l'art.1 di questo decreto coincide con l'art. 1 primo comma della riforma del codice di procedura penale con l'unica eccezione dei reati di mafia" che, appunto, resteranno presso i Tribunali.