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Lo stato dell'antiracket. Parla Pina Grassi

"Continuo a sperare"


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Qualche tempo fa ci siamo interrogati sull'antiracket, sulle difficoltà, sulla ripresa delle intimidazioni. Oggi approfondiamo l'argomento con alcune interviste ai protagonisti della stagione della svolta, cominciando da Pina Maisano Grassi, moglie di Libero Grassi.

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“Scusi se cammino piano, mi sono appena rimessa da un intervento al ginocchio. Ho delle placche di titanio, sono una donna bionica”. Pina Maisano Grassi apre la porta della sua casa, in un giorno di pioggia, e sorride, illuminando il grigiore. Non è un sorriso qualunque. Ha pagato un prezzo elevato pur di esserci. Il sorriso di Pina ha navigato sull’onda della morte di Libero, marito amatissimo. Ha costruito dalle macerie di un dolore personale, le ragioni di una resistenza collettiva contro il racket. E adesso che la bandiera dell’anti-pizzo sembra ammosciata per l’assenza cattiva di vento, eccolo lì il sorriso di Pina, eccolo che sventola grazie a un suo libeccio solido e privato. Sono giorni al confine tra speranza e rassegnazione. Le denunce degli imprenditori non sfondano. Addio pizzo polemizza contro il “boicottaggio” delle associazioni di categoria. C’è un ritorno di fiamma delle intimidazioni. Livesicilia ha titolato, qualche tempo fa: “E’ finito tutto?”.

Signora Grassi: è finito tutto? Chi meglio di lei può dircelo?
”Non è finito niente”.

Denunce al palo, polemiche. Non sembra un grande momento per l’antiracket.
“Io invece avverto ancora forza ed entusiasmo. Sicuramente ci sono alcuni che vorrebbero celebrare il funerale della svolta. Resteranno delusi”.

Quanti anni ha, signora?
“Ottantuno”.

Non è stanca di credere?
“No, io credo. E credo che quelli che verranno dopo di me vedranno una realtà diversa. Io, purtroppo, non farò in tempo”.

Eppure – ripeto – i segnali non sono incoraggianti.
“Io vivo la realtà di Addio pizzo e di Libero futuro, creature impegnate in trincea. Vivo la lotta per la legalità che portano avanti. Il movimento c’è, resiste".

Non vi viene il sospetto?
“Quale sospetto”

Che certi imprenditori continuino a pagare, dopo avere celebrato il sacramento dell’astensione dal pizzo?
“Ci viene, ci viene”.

E come lo risolvete?
“I ragazzi che si occupano di queste faccende sono bravissimi. Capiscono. Sanno distinguere”.

Tutto è cominciato con Libero, suo marito.
“Mio marito, sì. Il primo a denunciare pubblicamente il racket. L’unico. Infatti, l'hanno ammazzato”.

L’unico?
“Nella buona società di allora il problema non veniva considerato. Non esisteva”.

Chi era suo marito?
“Libero voleva vivere ad occhi aperti, da sveglio”.

E dopo la denuncia?
“Gli amici ci hanno abbandonato”.

Chi sono i mafiosi?
“Quattro scalzacani, soprattutto oggi. Non possiamo farci sottomettere da gentaglia”.

Piccola domanda fuori sacco: ha seguito le dichiarazioni di Ciancimino jr?
“Sì”

Che ne pensa?
“Penso che dica la verità, con qualche esagerazione”.

Davvero?
“Marcello Dell’Utri, i suoi sodali... Ma che persone sono? Non aggiungo altro”.

Libero, suo marito, da morto ha ispirato una ribellione civile. Questo la ripaga, almeno un po’, del distacco?
“Mi consola”.

Chi è il ragazzo che gioca in corridoio?
“E’ mio nipote”

Gli consiglierebbe di restare o di andare via dalla Sicilia, tra qualche anno?
“Gli direi: resta. Oppure gli direi: vai via, ma poi ritorna. Devi cambiare le cose”