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L'intervento

Il nodo del voto di scambio


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Dopo l'intervento dell'onorevole Fabio Granata su politica ed etica, ci scrive Enrico Colajanni, storica figura di Addio pizzo e fondatore di Libero Futuro. Molto volentieri pubblichiamo.

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il presidente dellassociazione antiracket Libero Futuro, Enrico Colajanni

il presidente dell'associazione antiracket "Libero Futuro", Enrico Colajanni



Il tema dell'etica in politica è stato rilanciato dalla recente proposta dell'onorevole Granata di adottare un codice antimafia per ‘filtrare’ le candidature alle prossime regionali. Un'iniziativa opportuna anche perché il mondo politico è  il settore più arretrato in tema di antimafia e il più permeato e condizionato dal sistema mafioso.
Si contano a decine i parlamentari, amministratori e consiglieri condannati o inquisiti per reati di tutti i tipi fra i quali anche quelli di mafia. Ma se da un lato è importante che la politica si auto-regolamenti dall'altro è indispensabile adottare norme che impediscano il controllo del voto provando a rendere inefficace la pratica nefasta del voto di scambio che consente ai peggiori politici di accedere facilmente negli organismi elettivi.
Alcuni anni fa, al fine di rendere effettivamente segreto il voto, come sancito dall’art. 48 della Costituzione, il movimento Primavera Siciliana propose all'Assemblea regionale di modificare il sistema di scrutinio; tale iniziativa fu ignorata da tutte le forze politiche. Essa prevedeva: “la semplice modificazione dell’iter procedimentale,  con eliminazione del decentramento delle operazioni elettorali e  con spostamento del momento dell’apertura di tutte le schede elettorali,   innanzi   ad un unico ufficio centrale, dove devono confluire  tutte le schede chiuse  e non scrutinate provenienti dalle varie sezioni,   in modo da assicurare l’anonimato del voto  attraverso l’impossibilità di risalire dalla sezione  al votante”.
Come avviene il controllo del voto, soprattutto nelle elezioni amministrative, al momento dello scrutinio nelle sezioni? I candidati più votati ottengono mediamente quattro o cinque voti per sezione e poiché gli elenchi dei votanti sono pubblici, diventa facile verificare se i voti, chiesti o imposti all'elettore e al suo nucleo familiare, sono stati effettivamente espressi. Per rendere ancora più semplice e certo il controllo, i partiti hanno aumentato esponenzialmente il numero delle liste e dei candidati, diminuendo le  preferenze per seggio che ogni singolo candidato può prendere.
Così a Palermo i candidati al Consiglio Comunale sono più che raddoppiati e a Catania la scheda elettorale ha superato il metro di lunghezza.
Pertanto, chi come la Mafia ha maggiore capacità di ricatto, può disporre di un gran numero di voti e determinare l'elezione dei propri rappresentanti senza alcuna difficoltà.
Di recente ho posto all'attenzione della Commissione regionale antimafia l'argomento ma ritengo che soltanto una forte pressione popolare restituirà ai Siciliani il diritto sacrosanto alla segretezza del voto.