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Antonio Fiumefreddo a Livesicilia

"Massacrato da un sistema
violento e trasversale"


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Il sovrintendente del “Teatro Massimo Bellini” Antonio Fiumefreddo si è dimesso dal suo incarico e ha rassegnato le dimissioni al presidente Lombardo. Stamattina ha incontrato i giornalisti nel suo studio di avvocato.


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Il sovrintendente del “Teatro Massimo Bellini” Antonio Fiumefreddo si è dimesso dal suo incarico e ha rassegnato le dimissioni al presidente Lombardo. Stamattina ha incontrato i giornalisti nel suo studio di avvocato.

Ma cosa viene fuori da questa vicenda? Che Catania viene fuori?
“Viene fuori il paradigma –ha spiegato Fiumefreddo- di una città che non è cambiata, bensì peggiorata. E’ una città tenuta in ginocchio da una cricca di potere trasversale. Chi si permette di dimostrare che un’istituzione, come accaduto per il Teatro, può aprirsi alla città, quindi può diventare di tutti, può tornare sulla scena internazionale, può gestire quattro volte di più la produzione di prima con gli stessi soldi, chi si oppone ad assumere sarte e parrucchieri secondo lo schema clientelare che va da destra a sinistra, allora deve essere immediatamente cacciato, perché può diventare un esempio contagioso per le altre Istituzioni, può mettere a rischio la sopravvivenza di questa cricca di potere. E allora se chi deve essere cacciato non lo capisce subito bisogna passare alle minacce e io le ho avute, le ho denunciate; c’è stata un’attività di indagine importante, ben fatta dalla polizia postale e da quanti hanno potere di poterlo fare, ho denunciato altri fatti, la Guardia di Finanza è andata in Teatro a sequestrare atti, così anche i carabinieri. Sono stato ascoltato dalla magistratura sulle mie denunce, ma tutto questo non importa a questo comitato che gestisce Catania, perché bisogna fare presto.
Quindi - ha aggiunto - ogni giorno, c’è un veleno contro chi si oppone al sistema, fino a quando costui capisce che se ne deve andare. Benissimo, io non lo considero un fatto personale, cioè io sono convinto che come sempre perde la città, perdono tutti quanti, da destra a sinistra, le persone perbene che credono nel cambiamento, perdono i catanesi che non hanno voce in capitolo in questa città. Registro il fatto che ancora in questa Catania chi vuole cambiare le cose deve trasformarsi in eroe. Io non sono un eroe, sono una persona normalissima, ho messo la mia faccia, facendomi massacrare perché ho creduto nel cambiamento. Non vogliono cambiare; bene il Teatro tornerà ad essere quello che è sempre stato, cioè un luogo in cui si lavora poco, si paga molto con opere scadenti, con sarte e parrucchieri distribuiti ai politici vari…”

Lei lo ha definito uno stipendificio….

“Beh, certo 454 dipendenti, per un Teatro che a fronte di un finanziamento di 26 milioni di euro spende solo due milioni di euro per la produzione artistica l’anno, è uno stipendificio. Devo dire che questo comitato che gestisce la città è molto violento…”

Ha dei volti questo comitato?

“Ha più volti, ma sono quelli che conosciamo…”

E’ solo un volto politico o anche imprenditoriale o altro?

“Non è solo politico, la politica è certamente subalterna ad altri poteri. In generale, non mi riferisco solo al Teatro. Sono poteri che intrecciano affarismo, che intrecciano delinquenza, che intrecciano tutto. Io ho chiesto di essere ascoltato dalla Commissione Antimafia, è singolare che la Commissione non mi abbia convocato, probabilmente avrà i suoi tempi; finora l’unica Autorità che mi ha ascoltato è stata quella giudiziaria. La politica, la chiamo così nobilitandola, dice che la magistratura farà il suo corso, intanto Fiumefreddo deve andarsene.
No, io dico che la politica dovrebbe venire prima della magistratura, cioè deve fare pulizia prima della magistratura, che fa il proprio lavoro. Ma la politica che cosa fa in questa città? E’ una città in ginocchio come mai. E’ una città in cui i catanesi perbene e sono tanti devono adoperarsi perché i propri figli scappino”.

Le sue dimissioni sono quindi motivate da cosa?
“Le mie dimissioni sono motivate dalla impossibilità di fare pulizia, cioè non si vuole fare pulizia. Allora, stare lì significa continuare a prendersi l’indennità, ottima, continuare a godere dei privilegi che queste cariche comportano, ma di fatto non cambiare nulla; siccome io sono una persona perbene ed umile non me la sento di continuare a stare con questa gente, soprattutto a nuotare in una palude che finirebbe per macchiare la mia coscienza”.

C’è stata l’altro giorno un’ “uscita” del Prefetto Cancellieri, attuale commissario al “Bellini”.

“Io più tardi denuncerò la dottoressa Cancellieri, perché vorrei capire come si fa a darmi ragione, ma a dire che io me ne devo andare. Per la verità, non mi pare che abbia portato un’incidenza particolare in Teatro, non è venuta in consiglio provinciale perché ha detto che era a Catania da poco in Teatro, però ha preferito insultarmi sul giornale, io questo non lo consento a nessuno”.

Cosa c’era di falso in quello che ha detto? Ha detto anche che lei ha tutti contro?

“Avere tutti contro? Questa è l’unica verità, il Palazzo è contro, non la gente. Di non vero? Per esempio, che la tournèe in Inghilterra era costata quanto quella in Giappone, peccato che quest’ultima è costata 230 mila euro, quella in Inghilterra 12.000 euro. Il Prefetto lo sa benissimo, qualche giorno dopo l’insediamento ha avuto da me un dossier con tutte le denunce. Quindi, come fa a dire che certe cose non le risultano? Veramente sono rimasto sconcertato”.

E’ vero che esistono lobby sindacali con cui lei si è scontrato?
“Il sindacato è un nobile scudo, di cui si fanno appunto protezione; in verità c’è un gruppetto, ma molto piccolo, che ha gestito in questi anni il Teatro commettendo reati che io ho denunciato…”.

Sono legati al sindacato?

“Sono anche responsabili delle sigle sindacali. Ora, il sindacato dovrebbe fare un esame di coscienza, fare un poco di pulizia: gli interessano le tessere o avere persone pulite? Io devo dire che ho trovato un grande silenzio, una coltre di protezione nei confronti di chi sbaglia.
Il sindacato, un certo sindacato, continua a fare finta di niente e continua a tenere al proprio interno proprio dei mercanti. Evidentemente, però, questi esponenti del sindacato nulla avrebbero potuto se non avessero trovato una sponda politica”.

Di destra o di sinistra?

“Equamente distribuita. Enzo Bianco, che è stato sindaco di Catania ed ha assistito all’ingrossarsi delle file dei fannulloni in Teatro, non ha detto una parola. Dov’era lui da sindaco di Catania? A destra, devo dire che, fatta eccezione per l’on. Musumeci il quale ha tenuto una condotta di grande serietà, a parte molti singoli, leggere di un onorevole Pogliese o di uno Stancanelli -mi riferisco a cose che ho letto- quando, invece, sono perfettamente compartecipi di questo sistema di potere che tiene in ginocchio la città, mi viene da ridere…”.

Perché le dimissioni non sono arrivate subito?

“Io ho tentato sino alla fine di fare valere, per una mia tenacia e per un credo mio, le ragioni dell’onestà e dell’efficienza”.

Poi, cosa è successo?

“Non sono disposto come uomo a farmi massacrare ogni giorno. Io penso che persino Vallanzasca troverebbe una voce a favore e qualcuno che gliela pubblica, invece, è accaduto in questa città che non sono state pubblicate le lettere a mio sostegno sul quotidiano locale. Trovo sempre le voci contro che poi sono sempre i soliti noti”.

Ma sullo sfondo non ci sono questioni di poltrone?
“Sì, come no! Mi sono state proposte poltrone di ogni tipo, prestigiose, autorevoli. L’ho detto e lo ribadisco: assolutamente nulla, io non sono in commercio. Non accetto nessun incarico, non accetto baratti, tanto è vero che mi sono dimesso e basta. Soprattutto consiglierei chi me li offre a pensarci due volte, perché oramai credo che sia noto che non sono addomesticabile”.

Ma questo Teatro si può salvare?

“Il Teatro tornerà ad essere un Teatro chiuso, un Teatro di serie C e questo farà comodo a quanti invece diranno sulla stampa locale che è un grande teatro”.

Ma forse anche lei non è un uomo calato dall’alto, si dice che lei non è estraneo a questo sistema di potere…
“Ma talvolta anche chi mette gli altri –la mia è una nomina politica- commette degli errori. Cioè non si accorge che ha messo un uomo libero. Credo, infatti, che chi mi ha messo lì si sia pentito”.

Da domani cosa farà?

“L’avvocato penalista e il professore d’Università a Roma”.