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L'udienza preliminare

Cuffaro ancora alla sbarra,
oggi si decide sul concorso esterno


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E' cominciata davanti al gup di Palermo, Vittorio Anania, l'udienza preliminare del processo intentato a Totò Cuffaro per concorso esterno all'associazione mafiosa. "Sono fiducioso, anche se questo non è un buon momento", ha detto il senatore dell'Udc entrando in aula.

L'inchiesta per concorso esterno è nata a fine 2006 quando il pm Nino Di Matteo ha lasciato il banco dell'accusa in dissenso con i suoi colleghi Maurizio De Lucia, Michele Prestipino e l'aggiunto Francesco Pignatone. La sua decisione è scaturita in seguito alla condanna di Domenico Miceli per concorso esterno che è stato riconosciuto dalla giuria come tramite delle notizie riservate che trapelavano da Cuffaro per giungere al capomafia di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro.

Così il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, ha riaperto il fascicolo per concorso esterno contro l'ex governatore - che era l'accusa originaria che veniva contestata a Cuffaro prima di passare al favoreggiamento - affindandolo proprio a Di Matteo. Sulla questione, infatti, si era venuta a creare una profonda spaccatura negli uffici della procura di Palermo.

Oggi si decide se Cuffaro merita un altro processo con un'accusa più grave di quella per cui è stato condannato a 7 anni in appello. Gli inquirenti gli contestano di aver stretto un accordo politico con esponenti di Cosa nostra: Angelo Siino, Franco Bonura, Antonino Rotolo, Michele Aiello, Maurizio Di Gati, Giuseppe Guttadauro, Francesco Campanella e Salvatore Aragona. Nell'inchiesta sono finite anche le fughe di notizia oggetto del processo per favoreggiamento e nuove rivelazioni sui suoi presunti contatti con la mafia agrigentina.

Totò Cuffaro è difeso dai legali Nino Mormino, Nino Caleca e Oreste Dominioni, presidente dell'Unione Camere penali recentemente nominato dall'ex governatore.