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Dopo un articolo su L'Unità

Fava e i sospetti su Giudice
Miccichè all'attacco: "Mi fai schifo"


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La tribuna dalla quale lancia l'ultimo anatema è il solito blog. Ma questa volta Gianfranco Miccichè, sottosegretario e uomo forte del Pdl, ci va gù duro. Bersaglio del fondatore di Forza Italia è l'ex eurodeputato Claudio Fava, autore di un articolo su L'Unità che ha fatto perdere le staffe a Miccichè. Tanto da fragli gridare: "Claudio Fava mi fa schifo".

Cosa ha scritto il figlio del giornalista ucciso dalla mafia? Ha firmato un articolo nel quale ha citato tra i personaggi sospetti "imbarcati" nell'arca di Forza Italia l'ex deputato Gaspare Giudice, morto da poco più di un anno. Replica Miccichè: "Gaspare Giudice, il mio amico Gaspare, l’onorevole Giudice è stato stroncato da un male incurabile, è stato ucciso da un calvario giudiziario, lungo undici anni, a cui era stato ingiustamente costretto da quella stessa avversione, bieca e violenta, che oggi ha mosso la penna di Claudio Fava. Ingiustamente! Perché Gaspare Giudice era stato assolto con formula piena. Gaspare Giudice era un uomo innocente e questo Fava lo sa".

Miccichè sostiene che Fava "appartiene a quella schiera di ipergiustizialisti manettari, che, in spregio alla nostra Costituzione, conoscono un solo principio: quello della presunzione di colpevolezza; che diventa certezza della colpevolezza quando si tratta di avversari politici. Molto più che un semplice principio. Un dogma, che si pretende di far valere e si sbandiera impudentemente persino quando l’avversario politico da colpire è stato assolto da una sentenza di un tribunale della Repubblica italiana, che questi signori dicono di amare, servire e rispettare. Ma la verità è che questi adepti del post comunismo d’azione,  nostalgici di Tangentopoli e monetine da lanciare, nuovi paladini del giustizialismo in viola, sono disposti ad amare, servire e rispettare la Repubblica italiana solo a condizione che Essa sia retta dall’Estremismo che professano e dai suoi principi e metodi illiberali… altrimenti, tutti ladri, mafiosi, corrotti; tutti da intercettare, da indagare, da sputtanare su quotidiani, trasformati in patiboli di fango. Tutti, ma proprio tutti! Anche il povero Gaspare, che da lassù starà provando tanta pena per Fava e magari ci starà suggerendo di ignorarlo, di perdonare il suo vile e gratuito attacco".

Da qui l'attacco diretto, a rischio querela: "A noi Fava non fa pena, ci fa schifo! Noi non possiamo ignorarlo, noi vogliamo difendere, coi denti e a qualunque costo, la tua memoria, la tua onorabilità, ciò che di straordinario ci hai lasciato. Noi lo difendiamo, contro Fava, che di straordinario ha combinato così poco, che ormai non sa trovare di meglio da fare che prendersela vigliaccamente con chi non c’è più, ma quando c’era sapeva difendersi, si è difeso e ha vinto".