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Le dichiarazioni spontanee al processo

La verità del generale Mori:
"Il papello non è mai esistito"


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ciancimino, Mario Mori, mario obinu, papello, processo, Cronaca
Non è esistito nessun "papello", le mappe del covo di Riina non sono state cerchiate, non è mai esistita una versione concordata dei rapporti con Vito Ciancimino e "se trattativa c'è stata non fu con noi" ma con personaggi che "agli occhi di Cosa nostra erano più importanti". Dopo la deposizione-fiume di Massimo Ciancimino, parla Mario Mori, l'imputato con Mauro Obinu, per favoreggiamento alla mafia. Le sue lunghe dichiarazioni spontanee sono durate quasi un'ora e mezza e hanno puntato a "smontare" quanto dichiarato da Ciancimino jr.
L'ex colonnello del Ros ritiene infatti che Massimo Ciancimino abbia costruito tutta quanto raccontato come in un romanzo. "E' facile creare l'artificio, seguendo tutte le interpretazioni giornalistiche, dopo anni... al primo impatto può sembrare quasi credibile grazie anche al ricordo di tutti i particolari". E ne ha anche per il signor Franco-Carlo, presunto appartenente ai servizi segreti, "un novello Godot in versione 007" che è presente nelle vicende di più di 40 anni. Per cui Ciancimino jr è "del tutto inattendibile e non dispone dei fondamentali elementi validi invece che romanzeschi". "Non ha mai assistito a colloqui e non può riferirne i contenuti, non ci sono registrazioni... non è in grado di sostenere che prima della morte di Borsellino c'erano stati incontri... non può provare la sua tesi sulla cattura di Riina... non ha elementi per sostenere il suggerimento del capitano De Donno sulla vicenda del passaporto... non riesce a collocare il signor Franco e suoi collaboratori". Così Mori passa in rassegna tutti i punti che lo riguardano della testimonianza di Ciancimino, fornendo la sua versione con diversi riferimenti documentali.
Così il "papello", l'elenco delle richieste di Riina e soci non esiste, il post-it che recita "consegnato spontaneamente a colonnello Mori dei Ros" apparteneva alla bozza del libro "Le Mafie" che Vito Ciancimino gli aveva, effettivamente, consegnato. Le mappe di Palermo non sono mai state cerchiate per individuare il covo di Riina perché sono rimaste in mano al capitano De Donno. Il 18 dicembre 1992 quando gli sono state consegnate, l'ex sindaco di Palermo ne avrebbe chieste altre che non riceverà mai perché di lì a poche ore sarà riarrestato.
Ma non per una "trappola" dei carabinieri coi quali aveva cominciato a parlare, ma perché l'aveva disposto il procuratore generale di Palermo
in una data precedente alla richiesta del passaporto da parte di don Vito.
E non vuol sentir parlare di trattativa il generale Mori. "E' fuori tema, volevo notizie su Cosa nostra e giungere alla collaborazione di Vito Ciancimino, cosa che avrebbe rappresentato un salto di qualità". Non è nemmeno ipotizzabile, "qualora fossi stato intermediario, avevo bisogno di tempo per parlare con i mandanti". L'ex ufficiale, infatti, non esclude in assoluto che possa esserci stata una "trattativa", ma "non fu con noi" precisa, rimandando, eventualmente, a personaggi che "agli occhi di Cosa nostra erano più importanti". Perché Ciancimino non si fidava del Ros, perché a suo dire non erano stati capaci di portare avanti la loro inchiesta "mafia-appalti" e quindi non in grado di fornire garanzie. Proprio quell'inchiesta su cui avrebbe puntato tutto Giovanni Falcone e che per Paolo Borsellino sarebbe stato il movente della strage di Capaci.
Infine il generale parla di altre persone a diverso ruolo coinvolte nei colloqui investigativi con Vito Ciancimino. Racconta come il capitano De Donno incontra Liliana Ferraro - allora direttore degli Affari penali al Ministero - parlandole dell'"abboccamento" fatto tramite Massimo Ciancimino. Paolo Borsellino sarebbe stato informato dei fatti dalla stessa Ferraro il 28 giugno 1992. "Nell'ultima settimana di giugno del 1992 - conclude Mori - c'è stato il contatto con Massimo Ciancimino. Mentre questi sostiene che già, a quella data, c'eravamo incontrati tre volte". Per l'ex colonnello del Ros, infatti, il primo incontro con Vito Ciancimino avviene nel pomeriggio del 5 agosto 1992. Liliana Ferraro e Claudio Martelli, allora ministro di Grazia e giustizia, saranno sentiti il prossimo 6 aprile.