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L'omicidio Fragalà. Il sospetto: "Ho un alibi"

Indagato negoziante,
un bastone ai raggi X


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La svolta nelle indagini potrebbe essere soltanto apparente, ma gli indizi raccolti dai carabinieri sembrano portare tutti nella stessa direzione. E, come accade in molti gialli di difficile soluzione, la risposta potrebbe arrivare dagli esami scientifici. Il primo "verdetto" sulla colpevolezza del commerciante palermitano di 50 anni, titolare di una profumeria, sospettato del brutale assassinio dell'avvocato palermitano Enzo Fragalà, uscirà probabilmente dal laboratorio del Ris di Messina. Domani gli esperti dell'Arma cominceranno ad analizzare abiti, scarpe, caschi da moto sequestrati nell'abitazione dell'uomo, un ex cliente del legale. E soprattutto un bastone di rattan, solitamente usato nelle arti marziali, compatibile con l'arma usata dal killer e trovato durante una perquisizione. Una scoperta resa ancor più inquietante dal fatto che il commerciante sarebbe un appassionato di lotta orientale e avrebbe una stazza corrispondente a quella dell'aggressore, descritto dai testimoni oculari come un uomo corpulento. Gli investigatori sperano di trovare tracce biologiche sugli oggetti che, comunque, potrebbero essere stati ripuliti dal presunto assassino. Un esame molto complicato, quello del Ris, che deve essere fatto nelle forme dell'accertamento tecnico irripetibile e che, quindi, va comunicato all'indagato per dargli l'opportunità di nominare consulenti di parte. Pena, l'inutilizzabilità degli esiti delle analisi. Ma il bastone è solo uno degli indizi a carico del commerciante. Nelle sue vicende giudiziarie, infatti, potrebbe essere scritto il movente dell'omicidio. Anni fa finì in carcere per detenzione illegale di arma: fu trovato con un fucile con matricola abrasa e affidò a Fragalà la sua difesa. Solo che le cose non andarono come il legale gli aveva garantito e a nulla gli valse l'avere indicato il nome della persona che gli aveva dato l'arma. L'uomo rimase in cella per un anno. E pagò all'avvocato una parcella salata. Motivi sufficienti per indurlo a massacrare con una inaudita brutalità il penalista? Il sospettato nega. E fornisce agli investigatori un alibi per la sera del delitto. La versione sarebbe confermata anche dalla convivente, ma i carabinieri stanno tentando di riscontrarla. Di certo - ne è convinto anche il figlio della vittima, Massimiliano, interrogato dai magistrati questa mattina - chi ha agito sapeva il fatto suo. "Il killer era uno esperto - dice - Si vede anche da come ha ucciso: prima col colpo alle gambe che ha atterrato mio padre, poi spaccandogli la testa. E' chiaramente uno che sa come si fa". Dal ragazzo, comunque, non sarebbero arrivati contributi decisivi all'inchiesta. Massimiliano Fragalà ha ricostruito i movimenti del padre dell'ultimo giorno. Come hanno fatto la madre e la sorella, anche loro sentite oggi. Entrambe hanno assicurato agli inquirenti che l'avvocato era sereno come sempre e non aveva espresso tensioni, né ansie particolari.