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Tutti i dubbi sul processo Mori

Ma chi "difende" Ciancimino?


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Chi "difende" Massimo Ciancimino? Quali sono quei nomi indicibili che ancora non ha fatto, ha omesso o dimenticato? Era questa la sensazione di chi, abbandonando l'aula bunker dell'Ucciardone dopo le dichiarazioni spontanee di Mario Mori,

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Massimo Ciancimino

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Chi "difende" Massimo Ciancimino? Quali sono quei nomi indicibili che ancora non ha fatto, ha omesso o dimenticato? Era questa la sensazione di chi, abbandonando l'aula bunker dell'Ucciardone dopo le dichiarazioni spontanee di Mario Mori, cercava di comporre il puzzle di uno dei periodi più oscuri della storia italiana.
A dare avvio alla riflessione è stato proprio l'ex colonnello del Ros, imputato per favoreggiamento alla mafia. "Se una trattativa vi è stata questa non è da attribuire a Mori e De Donno, ma a qualche altro che agli occhi di 'Cosa nostra', appariva senz'altro più qualificato". Poi ancora: "Qualora fossi stato l'intermediario, ovviamente per conto di altri, di una trattativa, non avrei risposto di getto come anche Vito Ciancimino conferma, ma avrei chiesto tempo per acquisire la valutazione dei miei mandanti, così da ricevere disposizioni e, se del caso, attribuire ad altri il fallimento di un tentativo che per noi prevedeva più di qualche rischio diretto, visto e considerato che i
nostri nomi erano stati fatti da Ciancimino ai suoi interlocutori mafiosi".
Chi erano questi personaggi eventualmente  maggiormente accreditati da Riina e soci? Il pensiero corre subito al famigerato "signor Franco-Carlo" di cui Ciancimino parla, collocandolo nelle relazioni pericolose intercorse fra mafia e isituzioni sin dai tempi in cui Franco Restivo era ministro dell'Interno (1968-1972).
Così Massimo Ciancimino è stato chiamato in procura e interrogato dai pm: a questo punto è cruciale riuscire a risalire a questa persona. Ciancimino jr avrebbe fornito ulteriori elementi di identificazione della persona, ma non l'ha riconosciuto mentre è riuscito a identificare due dei collaboratori del signor Franco attraverso le foto mostrate. I magistrati gli hanno chiesto di sforzarsi di
ricordare il numero di telefono dello 007 ma niente, era nella sim che gli è stata sequestrata al momento del suo arresto nel 2005. Ora non si trova più, smarrita in quegli stessi archivi in cui una lettera è stata trovata strappata nella parte dell'intestazione. E allontanandosi sempre più dall'Ucciardone non si riesce a non sentire quello strano odore. "Puzza" di servizi e di segreti.