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Due arresti per truffa alla Ue

Novanta milioni di fatture false


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Gonfiavano i costi e facevano credere di avere sostenuto spese mai affrontate per incassare i finanziamenti dell'Unione Europea. Con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa sono finiti in carcere gli imprenditori Roberto Grippi e Salvatore Catalano. Gli arresti domiciliari sono stati invece concessi a Stefano Feo, funzionario di una banca palermitana. Conivolte sue società inglesi, gli inquirenti non escludono una regia della criminalità organizzata.

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Gonfiavano i costi e facevano credere di avere sostenuto spese mai affrontate per incassare i finanziamenti dell'Unione Europea. Con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa sono finiti in carcere gli imprenditori Roberto Grippi, 50 anni e Salvatore Catalano, di 52. Gli arresti domiciliari sono stati invece concessi a Stefano Feo, 42 anni, funzionario di una banca palermitana. Conivolte sue società inglesi, gli inquirenti non escludono una regia della criminalità organizzata.

Grippi e Catalano sono cognati e soci in cinque imprese sequestrate dalla Guardia di Finanza assieme ad altrettanti impianti industriali. Si tratta della Blu Boat che fabbrica imbarcazioni di lusso a Termini Imerese, la Elite Charter con sede a Palermo, la Legno srl di Milano, la Legno più di Cammarata e la Bimatica con sede a Milano. Le società si occupano oltre che di nautica da diporto anche della fabbricazione di apparecchiature industriali.

Le società, tutte gestite da Grippi, secondo l'accusa si servivano della collaborazione di due società inglesi che avrebbero fornito fatture false per 90 milioni di euro. Grazie a queste pezze d'appoggio sarebbero arrivati finanziamenti non dovuti. "E' stato sventato un meccanismo perverso - ha spiegato il procuratore aggiunto Leonardo Agueci. Le indagini proseguono per capire se ci sia dietro la regia della criminalità organizzata. Una cosa è certa, in Europa è stata veicolata una pessima immagine della Sicilia".

"Si tratta del classico delitto dei colletti bianchi - ha aggiunto Carlo Ricozzi, comandante della finanza di Palermo -. Un delitto pericoloso dal punto di vista sociale visto che altera la positiva concorrenza del mercato. I 30 milioni di euro incassati dalle società oggi sequestrate avrebbero potuto finanziare imprese che hanno scelto la strada della legalità".