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Niente prediche, meglio l'impegno

Coraggio don Abbondio


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, Cronaca
“Il coraggio uno non se lo può dare” diceva un rassegnato don Abbondio al Cardinale Federigo Borromeo per giustificare il suo comportamento pavido nella celebre vicenda di Renzo e Lucia. Il don Abbondio di Manzoni è il prototipo di una chiesa timida, paurosa, vittima e conseguentemente complice delle angherie e delle violenze dei potenti di turno, a lui l’autore de “I promessi sposi” contrappone le nobili figure del Cardinale Borromeo e di Fra' Cristoforo che sono invece l’immagine di una chiesa pura, coraggiosa e dalla parte degli sventurati. I tempi di Manzoni non sono poi così lontani e possiamo ancora scorgere nelle chiese e nelle sagrestie novelli don Abbondio, vasi di terracotta stretti tra vasi di ferro, che cercano di non pestare i piedi a nessuno ma di “tirare a campare” senza troppi intoppi. Chissà se i tre vescovi intervistati da Famiglia Cristiana sulla nuova nota Cei circa i problemi del Mezzogiorno hanno ripensato al curato manzoniano per lanciare il loro grido d’allarme su una certa timidezza della chiesa di fronte ai cancri del sud, ma sicuramente avevano nei loro occhi e nelle loro orecchie le immagini di don Pino Puglisi e di don Giuseppe Diana e il grido fermo e duro di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi, immagini e suoni di una chiesa dalla parte degli ultimi, in prima linea per denunciare sopruso e violenza, corruzione e malcostume. I vescovi di Mazara del Vallo, Agrigento e Locri hanno compreso che il Sud non ha bisogno di un documento o di una bella predica, ma ha bisogno di un impegno concreto che si traduce in una sola parola: coraggio. Coraggio per il Sud, ma anche coraggio per la chiesa che è chiamata ad essere protagonista del cambiamento abbandonando false sicurezze, evitando pericolose compromissioni e prendendo posizioni chiare. Coraggio significa strappare fede e religiosità alla cultura mafiosa per restituirle al Vangelo che è l’esatto contrario della cultura mafiosa, coraggio significa far sì che la Bibbia non sia più il codice di Provenzano ma sia un atto d’accusa contro i crimini perpetrati dai mafiosi, coraggio significa denunciare la povertà e lo sfruttamento, coraggio significa dispiacere il politicante che crede di comprare il voto dei cristiani con la presenza alla messa o alla processione e coraggio è anche non tirare per la giacchetta il politico per raccomandare questo e quello, per ottenere questo e quest’altro ancora. Il coraggio uno non se lo può dare direbbe ancora don Abbondio, ma la Provvidenza in cui credeva Manzoni e in cui certamente credono questi pastori di chiese di frontiera può fare anche il miracolo di donare il coraggio a don Abbondio,  e non ci sono né Bravi né Innominato che tengano, il cambiamento inizia solamente se cambiamo noi, se cambia la chiesa. Coraggio, don Abbondio.