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Il blitz contro le cosche

"Si fida solo dei parenti"


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"Quest'operazione priva Matteo Messina Denaro dei suoi uomini di fiducia, che hanno dato sostegno al latitante mettendo a ferro e fuoco il territorio del Trapanese": lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, alla conferenza stampa tenutasi alla questura di Trapani per illustrare i risultati dell'operazione Golem 2. "Questa seconda fase dell'indagine (nello scorso mese di giugno fu sgominata parte della rete di protezione attorno al boss, ndr) nasce - ha aggiunto il pm - da un'attenta analisi dei pizzini". Il magistrato ha sottolineato che "quasi tutti i destinatari dei provvedimenti cautelari sono legati al boss latitante da vincoli di parentela" e questo conferma che Matteo Messina Denaro "si fida solo di queste persone". Ragion per cui l'operazione assume una valenza particolarmente significativa. Principato ha auspicato, rivolgendosi ai giornalisti, un nuovo incontro in breve tempo: "il prossimo appuntamento sarà per parlare di Matteo Messina Denaro". Parlando dei pizzini, il capo della Mobile di Trapani, Giuseppe Linares, ha rimarcato una peculiarità: i destinatari dei messaggi, contrariamente a quanto avveniva ad esempio con i boss Lo Piccolo, non li strappavano, ma li bruciavano perché si perdesse ogni traccia. Il particolare è stato accertato dagli investigatori attraverso i video registrati all'interno di un'autofficina dove avveniva, generalmente, lo scambio di informazioni. Anche Linares a voluto rimarcare che Golem 2 "é la più importante e incisiva azione di contrasto portata avanti finora contro il boss latitante.