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I sindacati chiedono un 'tetto'
alle pensioni d'oro dei burocrati


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Un "tetto" ai compensi dei super burocrati pubblici per arginare il fenomeno delle pensioni d'oro che gravano sul bilancio della Regione siciliana, che ogni anno per i 15 mila pensionati stacca assegni per oltre 560 milioni di euro. Lo propongono i sindacati dei lavoratori regionali che rilanciano il tema all'indomani della sentenza della Corte dei Conti che ha riconosciuto all'ex dirigente dell'Agenzia per le acque e i rifiuti della Regione Felice Crosta una indennità previdenziale di circa 500 mila euro lordi all'anno, 1.369 euro al giorno.

Crosta è l'ultimo di una serie di alti burocrati della Regione andati in pensione con trattamenti superiori a 200 mila euro l'anno. "Sono cifre enormi fuori dalla realtà - dice il segretario generale della Uil siciliana, Claudio Barone - Mettere un tetto agli stipendi dei super dirigenti pubblici può essere una soluzione, ma temo che possa essere raggirata. Penso allora che la Regione debba pubblicare gli importi dei compensi dei dirigenti, in modo da rendere tutto più trasparente".

Convinto che serva un "tetto" agli stipendi è Michele Palazzotto, segretario generale della Funzione pubblica della Cgil siciliana: "Lo abbiamo chiesto in passato a chi governava la Regione e lo chiediamo ancora una volta oggi: bisogna porre un freno a stipendi e pensioni per super burocrati che spesso vengono scelti dalla politica per interesse e non per meriti". Anche i responsabili sindacali del Cobas/Codir, Dario Matranga e Marcello Minio, si dicono "favorevoli alla soglia retributiva per i super burocrati, purché ciò avvenga nell'ambito della riforma complessiva del personale della Regione, che il governo purtroppo tiene chiusa nel cassetto da circa un anno".