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Il dottor Sottile

Lombardo e i fiori del male


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Torna il "dottor Sottile". Il vice direttore ed editorialista del "Foglio", in esclusiva per "S", fa il punto sulla politica regionale siciliana


giuseppe sottile, lombardo, Il dottor Sottile
Fino a ieri il giochino era facile. Ogni qualvolta un alleato o un oppositore si azzardava a sollevare un dubbio, Raffaele Lombardo rispondeva con una formuletta molto di moda tra i puri e duri: questo, diceva, è il governo del Bene e se le forze del male lo attaccano è perché non vogliono rinunciare alle loro clientele e ai loro privilegi. E così dicendo sciacalleggiava non solo su quegli uomini del Pdl che non volevano piegarsi alle sue regole, ma anche e soprattutto sul quel reprobo di Totò Cuffaro, elevato a simbolo di ogni nefandezza e depredato sistematicamente di ogni potere e di ogni poltrona.

Oggi quel giochino non è più praticabile. Primo: perché la forza del Male si è molto ridimensionata. Cuffaro, abbandonato con dosata crudeltà al suo destino, non ha né le parvenze minacciose del mostro ferito né la forza rigeneratrice di un Leviatano. Sembra, semmai, un’orca sfinita e tribolata che, dopo avere cercato disperatamente di superare le correnti avverse, è finita su una spiaggia deserta, senz’acqua e senza fiato, a disposizione di tutti i rapaci. Secondo: perché oggi i dubbi sull’azione politica del Presidente della Regione vengono soprattutto da chi in questi due anni lo ha sostenuto incondizionatamente, senza mai porre un freno né alle sue espansioni né alle sue ambizioni. Vengono da Gianfranco Miccichè, sottosegretario del governo Berlusconi e leader del Pdl Sicilia, nato in contrapposizione all’altra metà del partito proprio per dare a Lombardo possibilità di movimento. E vengono soprattutto da Marco Venturi, assessore alle Attività produttive e autorevole esponente di quella Confindustria Sicilia che, avendo avuto già il coraggio di opporsi al racket del pizzo, figurarsi se non avrà il coraggio di sfidare, nel mare aperto della politica, Lombardo e il suo piccolo manuale di psicopatologia del potere. Venturi non ha risparmiato le parole forti. Ha detto che la Regione è sostanzialmente ‘nte manu di quattro superburocrati così potenti da paralizzare ogni progetto di rinnovamento e ogni slancio amministrativo. E ha esplicitamente chiesto a Palazzo d’Orleans di smontare quel “sistema affaristico, clientelare e mafioso” che una Regione immobile continua ancora ad alimentare. O si smonta pezzo per pezzo questo sistema, ha concluso Venturi, o io mi dimetto.

Un brutto segno per il Governatore. Perché la questione sollevata da Venturi – e, in termini ancora più politici, da Micciché – denuncia di fatto quello che ormai viene definito il metodo Lombardo. Un metodo che offre al Presidente e alla sua ristretta cerchia di fedelissimi la possibilità di controllare politicamente ogni assunzione, ogni incarico, ogni consulenza, ogni appalto, ogni licenza, ogni contratto, ogni piccola e grande spesa, ogni piccolo e grande respiro della Regione. “Un comitato di affari”, tuonano da Confindustria. E tuonando ricordano la difesa ad oltranza fatta da Lombardo nei confronti di Enzo Emanuele, il superragioniere messo a guardia di tutte le operazioni e di tutti gli intrecci azionari della Regione. Una dettagliata e documenta inchiesta del Sole 24ore aveva raccontato pochi mesi fa imprese e opere, carriera e relazioni di questo singolare collezionista di incarichi. Un attento uomo di governo, anche per rispetto all’opinione pubblica, avrebbe manifestato qualche segno di pudore e rossore. Lombardo invece, dopo avere consultato il suo piccolo breviario di psicopatologia del potere, ha preferito rispondere con uno schiaffo: non solo ha promosso Emanuele ma gli ha addirittura raddoppiato le funzioni. In pratica ha applicato lo stesso comma sperimentato a fine anno per tenersi caro l’avvocatissimo Gaetano Armao. Mezza Assemblea regionale voleva censurarlo per i suoi conflitti di interesse. Lombardo non solo gli ha evitato la censura ma lo ha promosso assessore ai Beni Culturali. Uno schiaffo, anche questo, piantato in particolare sulla guancia di Antonello Cracolici che, da capogruppo del Pd, era stato così duro in aula con Armao da sorbirsi perfino una minaccia di querela.

Acqua passata, si dirà. Perché alla fine della giostra Cracolici, pur di accucciarsi con Lombardo in una stanzetta di palazzo d’Orleans, ha teneramente baciato il rospo. Cosa che Venturi e Confindustria non intendono invece fare. Stavolta è proprio nei guai don Raffaele. Stavolta i giochi di prestigio non lo aiuteranno. Dovrà scegliere: o con Venturi o con il “comitato d’affari”. Se sceglie la cupoletta burocratica Venturi andrà via, e il Governatore si vedrà costretto ad aprire un’altra crisi di governo, la terza in due anni. Se sceglie Venturi rischia che gli si rivolti contro la rete combriccolare che da un po’ di tempo affianca e assedia il suo governo.

Povero Lombardo. Fino all’altro ieri era così sicuro di sé. Ora che il Bene è diventato Male e il Male è diventato Bene quale altra favoletta si inventerà per tirare a campare?