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Scicli, fermato un tunisino

Stupro alla guardia medica:
test del Dna per il presunto aggressore


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Si chiama Anis Kalifa, ha 22 anni ed era diventato clandestino da pochi mesi per la perdita del posto di lavoro (bracciante in un'azienda agricola locale) e la scadenza del permesso di soggiorno il tunisino accusato di avere stuprato e rapinato la notte tra il 17 e 18 marzo scorsi la donna di 53 anni, di Modica, in servizio nella guardia medica di Scicli. Il giovane è stato arrestato dalla gendarmeria francese, in collaborazione con l'Interpol e i carabinieri, in un albergo di Tolone, vicino Montecarlo, in Costa Azzurra, da dove, ritenendosi braccato, si accingeva a rientrare in Tunisia. Successivamente a Ventimiglia è stato consegnato ai militari italiani che lo hanno accompagnato nel carcere di Sanremo dove si trova rinchiuso. Nei prossimi giorni il giovane sarà trasferito a Modica dove sarà sottoposto al test del Dna il cui esito, in caso di corrispondenza con quello risultante dalle tracce organiche prelevate dal Ris sul lettino e nel pavimento della guardia medica in cui è stata consumata la brutale violenza, non lascerebbe alcun dubbio. Le prove a carico del tunisino sono ritenute molto precise perché il medico vittima dello stupro lo ha riconosciuto in foto senza alcuna ombra di dubbio. Inoltre il comportamento del tunisino è perfettamente in linea con gli elementi di accusa in quanto il giovane è fuggito, prima a Parma dove è stato accolto da alcuni parenti, poi in Francia.

Molto soddisfatto per quello che ha definito "uno straordinario successo investigativo" si è detto il procuratore di Modica Francesco Pulejo il quale, durante una conferenza stampa, ha espresso anche "il rammarico per un episodio criminale di eccezionale brutalità" definendolo però "totalmente estraneo ai canoni di legalità del territorio". "Negli ultimi sette anni - ha osservato il magistrato - nell'intera area di competenza della procura ci sono stati solo 15 procedimenti per violenza sessuale, mentre in Veneto, per esempio, i dati rappresentano una realtà ben diversa e più grave". Infine si è appreso che è stata la condizione di clandestino del fermato ad averne facilitato le procedure di espulsione dalla Francia, atto compiuto velocemente. La circostanza è emersa informalmente da fonti investigative che hanno anche sottolineato il contributo decisivo della comunità tunisina alle indagini. Sono stati i connazionali a fare il nome di Kalifa e a rivelare l'indirizzo di Parma in cui si era rifugiato e, successivamente, del proposito di rientrare in Tunisia.