Live Sicilia

Dopo l'arresto di Liga parla Raffaello Frasca

Il presidente dell'Ordine degli architetti
"Chi delinque non deve appartenervi"


Articolo letto 1.476 volte

VOTA
0/5
0 voti

architetto, architetto giuseppe liga, mafia, raffaello frasca, Cronaca
Raffaello Frasca fino alla settimana scorsa era soltanto un architetto, un docente universitario, il presidente regionale del proprio ordine professionale. Dallo scorso lunedì, quando l'architetto Giuseppe Liga, presunto boss mafioso, è stato arrestato, il suo ruolo di rappresentanza di una intera categoria professionale ha fatto sì che si ritrovasse puntati addosso i riflettori della stampa. Forse è per questo che Raffaello Frasca appare sostenuto, nel raccontare la posizione dell'Ordine e mantiene dapprima un atteggiamento abbastanza sulla difensiva. Spiega tecnicamente cosa avverrà da questo momento, l'iter previsto dal codice deontologico dell'ordine, i tempi (probabilmente già il prossimo lunedì) prima che si arrivi alla sospensione di Liga. “Lo scorso 22 marzo abbiamo appreso dell'arresto di Giuseppe Liga dalla stampa. La prima cosa che abbiamo fatto è stato rivolgerci al nostro legale e dargli mandato di verificare se la persona di cui si parlava sui giornali fosse il nostro iscritto, oppure se si trattasse di un caso di omonimia. In questi casi bisogna andare cauti, per quanto vi fosse la somiglianza fisica (l'Ordine ha nei suoi archivi una foto di Liga da giovane, ndr). Se chi di dovere non ci da conferma che si tratta della stessa persona, noi non possiamo procedere in quanto Ordine. Fermo restando che i provvedimenti che può adottare il nostro consiglio possono arrivare al massimo della sospensione a tempo indeterminato. Ma non posso essere io a deciderlo, ho convocato una seduta straordinaria del consiglio, che si riunirà lunedì e affronterà come primo punto all'ordine del giorno il caso Liga. A parte questo, noi non possiamo fare molto”.
Poi comincia a rasserenarsi, fuma una sigaretta, fa portare il caffè, proviamo insieme, cronista e intervistato, ad abbattere quel muro di riservatezza, dato dalla situazione delicata e dalla preoccupazione che si faccia di tutta l'erba un fascio, che quanto di buono esiste, in generale, nel mondo delle professioni venga infangato da una vicenda che ha scosso l'opinione pubblica.

Presidente Frasca, al di là dei tecnicismi, cosa sta succedendo secondo lei nel mondo delle professioni? È un universo davvero così permeabile alla criminalità organizzata?
“Oltre il mondo delle professioni, secondo me in realtà si tratta di fare una analisi più profonda, che riguarda l'intera società. La nostra società, sia tra il mondo delle professioni che in qualsiasi altra attività lavorativa, resta comunque caratterizzata dalla precarietà. E io credo che non ci sia niente di più permeabile di una società precaria. Risulta, così, facile alla mafia fare breccia sia a livello di bassa manovalanza, che ai livelli più alti. In fondo – e lo dico con tono provocatorio – non c'è nessuno stupore, si sapeva già quale fosse l'andazzo delle cose e come le organizzazioni criminali fossero entrate nel mondo dei colletti bianchi”.

Questa volta, però, non è semplice collusione, ma si parla di un presunto boss.
“Cosa cambia? E torno a parlare da presidente di un ordine professionale: per me è indifferente. Che si tratti di un capomafia, oppure di un killer, piuttosto che di un professionista che si fa pagare dalla mafia, stiamo comunque parlando di gente che delinque e che non merita di stare in un ordine professionale, qualunque esso sia”.

Torniamo a parlare della società precaria e, a suo avviso, permeabile: quale deve essere il ruolo della politica?
“Vede, il ragionamento sulla permeabilità che si faceva prima è conseguenza del fatto che tutto passa dalla politica, il cui ruolo avrebbe dovuto essere quello di filtro. E così non è stato. In fondo, tangentopoli non è mai finita, al contrario è riuscita ad organizzarsi meglio. Fino a quando ci sarà immunità politica, ognuno si sentirà autorizzato a delinquere. E in quest'ottica le sanatorie, certo, non aiutano. Né quelle giudiziarie, tanto meno quelle edili”.

Quanto è alto il rischio che la mafia diventi talmente trasparente da non distinguerla più?
“Lei profila un'ipotesi che si è già verificata, è già così, la mafia è già trasparente. Non si tratta più soltanto di un rischio: gli interessi sono cambiati e la mafia riesce ancora di più a intercettare le situazioni in cui c'è la possibilità di lucrare”.

In che modo gli ordini professionali possono intervenire per tutelare i propri iscritti?
“Bisogna fare uno sforzo in più, andare oltre il proprio ruolo, che non è quello del sindacato e cercare di intervenire sensibilizzando la politica ad emanare norme che non equiparino il professionista all'impresa. Bisognerebbe evitare di continuare con le sanatorie edilizie o con quelle leggi che, pur non chiamate con quel nome, sono di fatto dei condoni”.

Un saluto veloce, una stretta di mano, l'impegno di risentirci e aggiornare i provvedimenti che l'ordine prenderà sul caso Liga. Una telefonata, circa mezz'ora dopo i saluti: “Sono l'architetto Frasca, sono appena uscito dallo studio del nostro avvocato. Abbiamo avuto la conferma: è lo stesso Liga iscritto al nostro Ordine. Senz'altro lunedì, in sede di consiglio, procederemo col provvedimento disciplinare”.