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Lo sforzo di modificare il quadro

Ma il Pd tenta di rompere
la democrazia bloccata


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di FRANCESCO PALAZZO Circa il tentativo del Partito Democratico di inserirsi nel vivo della battaglia politica siciliana, va anche messo in luce, oltre le legittime e condivisibili critiche, un aspetto. Non proprio irrilevante. Al momento il centrosinistra rappresenta una minoranza che non riesce ad andare oltre il 30 per cento.


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Giuseppe Lupo

Giuseppe Lupo



di FRANCESCO PALAZZO Circa il tentativo del Partito Democratico di inserirsi nel vivo della battaglia politica siciliana, va anche messo in luce, oltre le legittime e condivisibili critiche, un aspetto. Non proprio irrilevante. Al momento il centrosinistra rappresenta una minoranza che non riesce ad andare oltre il 30 per cento. Alle ultime provinciali ha perso otto province su nove, guida un solo capoluogo di provincia. Ciò nell’ultimo decennio ha significato una mancanza di ricambio e quindi la possibilità per i soliti vincitori alle elezioni di permettersi di tutto, tanto poi le urne li avrebbero premiati sicuramente. La posta in gioco è quella di rompere questa sorta di democrazia bloccata. Che non è più, come un tempo, una caratteristica delle regioni del Sud. Solo in Sicilia il quadro politico-elettorale è così statico. In Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Molise le competizioni elettorali vedono fronteggiarsi due schieramenti veramente in competizione. Che danno vita ai fisiologici ricambi di una democrazia dell'alternanza. In Sicilia la storia è diversa. Ed è uno stagno che in qualche modo va smosso. Non perché bisogna fare il tifo per qualcuno. Ma per la semplice ragione che l'amministrazione regionale e tutti gli enti locali siciliani, nel caso di avvicendamenti possibili alla guida delle istituzioni, non potrebbero che funzionare meglio. Ovviamente lo scopo deve essere raggiunto con l’azione politica diffusa sul territorio e non attraverso manovre di palazzo. Ogni cambiamento di prospettiva, soprattutto se radicale, va sottoposto al vaglio del corpo elettorale. Il solo in grado di decidere maggioranze e opposizioni. L'operazione che il Partito Democratico sta mettendo in atto alla regione, oltre ad essere appunto una mera fusione di ceti dirigenti, presenta dei limiti evidenti. Sia sul piano del metodo, cioè entrare in maggioranza senza passare dalle urne, sia per quanto concerne il merito, ossia spacciare per riforme provvedimenti che si configurano come normali atti di governo. Che dovrebbero essere approvati dalla maggioranza uscita dalle urne. Tuttavia, lo sforzo di modificare il quadro politico, mettendo in campo alleanze che superino gli steccati tradizionali del centrosinistra, è una strada obbligata. Sempre che non ci si voglia condannare a una partecipazione elettorale quasi di testimonianza o ad essere opposizione a vita. Coloro che ritengono, all'interno del centrosinistra isolano, gli allargamenti all'area moderata un errore, dovrebbero caricarsi l'onere di indicare una diversa soluzione. Cosa che si guardano bene dal fare. Per la lampante evidenza che non esistono altre vie percorribili Semmai, bisogna capire se la convergenza verso la parte centrale dello schieramento politico regionale sia nel palinsesto di tutto il Partito democratico. Si ha l'impressione, infatti, che al momento si muovano soltanto alcuni singoli con appresso le loro ristrette aree politiche di riferimento. Gran parte del partito vive, con più o meno evidente disappunto, le scelte di pochi. Sarebbe auspicabile che il partito, tutto intero, dicesse se condivide o disapprova l'allargamento verso altri lidi. Se ci si presenta incerti e divisi sulle proprie scelte, con un rosario di dichiarazioni giornaliere una contraria all'altra, è abbastanza improbabile che si convincano gli altri sulla bontà di una proposta politica. Per quanto riguarda, invece, gli altri del centrosinistra siciliano, Italia dei Valori, Sinistra e Libertà, il movimento che fa capo a Rita Borsellino e le sigle più piccole, sarebbe utile, per tutti noi elettori interessati a vere sfide alle urne, che ci facessero capire cosa vogliono fare da grandi. Considerato che ormai il dato largamente minoritario del centrosinistra duro e puro è abbastanza consolidato e impossibile da spostare in avanti. Non discutiamo qui più dell'appoggio da parte del PD al governo Lombardo, situazione che prima o dopo avrà un suo epilogo. Meglio prima che dopo. Ma di una prospettiva di medio-lungo periodo. Rispetto alla quale il cammino, intrapreso da una parte del PD, non ha molte alternative. A meno che qualcuno non le voglia nascondere gelosamente alla nostra vista.