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Un rapporto della Dia di Caltanissetta

L'alleanza tra Cosa Nostra e Stidda


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alleanza, cosa nostra, stidda, Cronaca
Cosa Nostra e Stidda hanno ormai consolidato la loro alleanza, soprattutto nel versante sud del Nisseno. Un patto di non belligeranza siglato per spartirsi gli affari illeciti, le estorsioni e il controllo degli appalti. L'analisi è contenuta nella relazione della Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta sugli aspetti più rilevanti del secondo semestre del 2009. Nel dossier si parla anche del boss di Vallelunga, Piddu Madonia, ritenuto ancora il capo indiscusso di Cosa nostra nissena nonostante il carcere duro in cui è confinato da anni. Il Nisseno resta storicamente diviso nei quattro mandamenti di Vallelunga, Mussomeli, Gela e Riesi e il controllo, per la Dia, è "sempre riconducibile a Madonia, che continua a gestire i propri illeciti interessi attraverso il proprio circuito parentale e quello delle amicizie più fidate". Secondo gli investigatori "le famiglie del Vallone, nella zona nord della provincia, risultano come sempre tradizionalmente legate ai clan palermitani, mentre quelle dei territori di Gela, Riesi, Niscemi e Mazzarino sembrerebbero essere più orientate verso dinamiche associative che, pur obbedendo alle direttive del boss Madonia, non necessariamente appaiono ancorate alla loro ubicazione territoriale". Le strategie delle fazioni criminali della provincia "appaiono ancora tese a non provocare un eccessivo interesse da parte degli organi investigativi". Altro capitolo del dossier Dia riguarda "il determinante controllo esercitato su talune amministrazioni comunali caratterizzate da elevata esposizione al rischio di pressioni da parte delle locali famiglie mafiosa". Chiaro il riferimento al Comune di Vallelunga, sciolto per infiltrazioni mafiose. Nel documento, inoltre, spicca il dato relativo agli attentati: in provincia, fino al 6 novembre scorso, si sono registrati 1.844 tra danneggiamenti tradizionali e roghi, contro i 2.135 avvenuti in tutto il 2008. Per quanto riguarda lo spaccio di droga per la Dia è gestito da un gruppo di "cani sciolti" non ricollegabili necessariamente alle famiglie mafiose". A Gela, invece, la "situazione è stabile" e per la Dia, non vi è alcun mutamento negli equilibri di forza.