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Gli avvertimenti di Cracolici e Miccichè

Abbandonare la nave?


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Antonello Cracolici

Antonello Cracolici



Gianfranco Miccichè, da qualunque parte si guardi, è un politico col sale in zucca ed esperto. Lo stesso principio vale per Antonello Cracolici. Si possono non condividere i percorsi, si può criticare il fine e il metodo, come alle volte ci è capitato. Siamo comunque davanti a due "animali politici" che hanno mangiato pane e palazzo da sempre.
Dunque, ci appare significativo che - tra le righe, con molti distinguo di circostanza - entrambi abbiano lanciato il medesimo avviso e suonato la stessa campana. Il rintocco è fin troppo chiaro per chi non voglia ripararsi col cerume, pur legittimo, dell'appartenenza. Quel rintocco ripete: pronti ad abbandonare la nave di Raffaele.
Non siamo al disastro. Non siamo all'incendio delle polverì, né alle vele infuocate. Non ancora. Tuttavia, laggiù, a poppa, si intravvede un principio di incendio. La morale che se ne trae è una logica conclusione da lupi esperti di questo mare: la navigazione continua, ma se le fiamme dovessero propagarsi, ognuno stia pronto con la scialuppa o con la ciambella di salvataggio. Un tuffo dove l'acqua è più blu. E chi si è visto più?
Il dato emerge distinto dal discorso di Cracolici all'Ars e dall'intervista di Miccichè a "Repubblica". Cautele, garanzie, paletti, rispetto - dice Cracolici - eppure la Regione non può permettersi un secondo caso Cuffaro, con relativa paralisi. Alcuni lo hanno interpretato come un sostegno fino al possibile rinvio a giudizio del governatore. A noi appare di più alla stregua di una messa in mora.
E Miccichè non è stato da meno. Ha circondato di "delikatessen" il suo discorso complessivo sul governatore. E lo ha inchiodato sul punto centrale, sulla riga che stabilisce la differenza tra un ottimo e un pessimo intervento. Raffaele Lombardo non avrebbe dovuto pronunciare quei nomi, non in quel modo, non in quella sede. Alla resa dei conti, Miccichè e Cracolici puntano ancora sul cavallo Lombardo. E' pur vero che quel cavallo oggi appare scosso e il surplus di carica emotiva dell'oratoria del presidente potrebbe essere interpretato come il segno di una pericolosa sindrome d'accerchiamento. Meglio stare con un piede nella staffa. E l'altro pronto al balzo verso la salvezza.

Ps. Caro lettore di Livesicilia, chi scrive è soggetto a critiche. Accettiamo la regola aurea del nostro mestiere. Chi scrive ha il privilegio di una tribuna speciale, ed è giusto che accetti l'onere che segue l'onore. Tuttavia, vogliamo darti formale assicurazione: sbagli, quando ci accusi di essere partigiani di chissà quale congiura contro Lombardo. Noi ci sforziamo di raccontare e analizzare i fatti. Il presidente Lombardo aveva calcato mediaticamente la mano sui "nomi dei politici collusi", nell'anteprima del suo discorso della corona. Solo la denuncia complessiva di un sistema, con tutti i cognomi a posto, avrebbe giustificato quella specialissima seduta all'Ars, che invece è diventata una sorta di sfogatoio per l'autocoscienza lombardiana. Un po' poco, secondo noi. Questo è ciò che pensiamo e che scriviamo oggi, sapendo di non avere il dogma dell'infallibilità, perché se per disgrazia l'avessimo, sai che noia. Per il domani, rimandiamo il giudizio al classico "non v'è certezza" che accompagna i percorsi degli uomini savi. O presunti tali.