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Granata su Miccichè, pdl e... il resto

"Non siamo ospiti del Pdl"


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(M.D.P.) Lo scontro romano tra Fini e Berlusconi e le possibili ripercussioni siciliane, la spaccatura tra Pdl ufficiale e Pdl Sicilia, l'assenza della struttura organizzativa del partito e la nascita del partito del Sud: Fabio Granata, deputato nazionale del Pdl (area ex An) parla a LiveSicilia a tutto campo, cercando di non fare allarmismi.


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Fabio Granata

Fabio Granata



(M.D.P.) Lo scontro romano tra Fini e Berlusconi e le possibili ripercussioni siciliane, la spaccatura tra Pdl ufficiale e Pdl Sicilia, l'assenza della struttura organizzativa del partito e la nascita del partito del Sud: Fabio Granata, deputato nazionale del Pdl (area ex An) parla a LiveSicilia a tutto campo, cercando di non fare allarmismi. “La situazione è oggettivamente grave”, si legge sul suo sito in riferimento alla rottura tra Fini e Berlusconi. Ma, intanto, al telefono Granata minimizza: “Non parlerei – dice – di brutto quarto d'ora”.

Onorevole Granata, ha saputo della lettera aperta che Micciché ha scritto a Berlusconi?
“Apprendo la notizia da lei in questo momento, ma devo ammettere che non mi sorprende sentire l'elogio di Micciché a Berlusconi, lui non gli ha mai negato il suo sostegno, anzi. Se posso essere malizioso, mi auguro, al contrario, che la cosa sia vicendevole”.

Cioè?
“Che Berlusconi, cioè, possa contare sul sostegno di Micciché a livello locale. È quello, il nodo da sciogliere”.

Come legge lo scontro tra i due fondatori del Pdl, Fini e Berlusconi?
“Fini ha preso atto che il Pdl è estremamente appiattito dietro le pressioni della Lega Nord, ecco tutto”.

E quindi? Che succederà adesso?
“Vede, ha detto bene lei, prima. A litigare sono stati i due fondatori del partito: è necessario che sia chiaro che noi (finiani, ndr) non siamo ospiti del Pdl, al contrario lo abbiamo cofondato. Si tratta di una casa comune. Fini ha sacrificato un'altra casa, per costruire insieme questa”.

È stato un brutto quarto d'ora, quello immediatamente successivo alla rottura tra Fini e Berlusconi?
“No, attenzione, non si è trattato di un brutto quarto d'ora. Noi ovviamente condividiamo la linea di Fini. Detto ciò, Berlusconi sa quello che il presidente della Camera gli ha detto, se riterrà che sia giusto, opererà di conseguenza. Certo, c'è la consapevolezza di stare vivendo una fase delicata, ma non parlerei di brutto quarto d'ora”.

Torniamo al Pdl siciliano. La base del partito lamenta mancanza di coordinate e coordinamento. Cosa ne pensa?
“La penso esattamente come la base. Però, vede, è un tassello di un problema più grande, che poi è quello che lo stesso Fini ha sottoposto all'attenzione di Berlusconi. Alla luce del chiarimento che ci auguriamo avvenga a livello nazionale, spero che si risolvano anche le questioni locali”.

Dalla sua analisi emerge una volontà da parte di un pezzo del partito di ricominciare a guardare a tutto il Paese, compreso il Sud, e non soltanto ai territori della Lega. Tutto questo, però, dall'interno, non attraverso una nuova struttura partitica.
“Esatto. Io, come già manifestato in precedenza, continuo ad avere forti perplessità sul partito del Sud. Ad ogni modo, anche lì, leggo la vicenda politica in chiave più ampia, e si torna sempre alla questione che Fini sta affrontando col Premier. In fondo, a volerla dire tutta, si tratta di far nascere, davvero, il Pdl”.

Il partito riuscirà ad uscire dalla crisi complessiva che sta attraversando?
“Io credo e spero di sì. Altrimenti avremmo tutti sprecato un anno delle nostre vite e avremmo distrutto la nostra eredità politica. Si tratterebbe, insomma, del fallimento di tutti. Col quale tutti dovremmo fare i conti”.