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Miccichè lo annuncia sul blog

"Martedì incontrerò Berlusconi"


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Miccichè rompe il silenzio e annuncia sul suo blog: "Martedì mi vedrò con Berlusconi". Non soltanto. Ecco la sua chiave di lettura del momento politico:


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Miccichè rompe il silenzio e annuncia sul suo blog: "Martedì mi vedrò con Berlusconi". Non soltanto. Ecco la sua chiave di lettura del momento politico: " Ciò che è successo ieri alla direzione nazionale del Pdl non può esimermi dal fare alcune riflessioni. Sono concetti che, in realtà, vado enucleando da diverso tempo, ma se ciò serve a una maggiore chiarezza del quadro complessivo, mi ripeto volentieri.

Pur se dispiaciuto per l’accentuarsi dei toni del confronto, ho accolto positivamente il fatto che sia emerso, in tutta la sua centralità, il problema siciliano. Il Pdl Sicilia nasce, comunque, per ragioni del tutto diverse da quelle che hanno prodotto questa spiacevole frattura a livello nazionale. Il Pdl Sicilia affonda le proprie radici in una contraddizione schizofrenica, venutasi a creare all’interno della maggioranza siciliana, cui si è ritenuto opportuno e coscienzioso reagire con forza. La candidatura di Raffaele Lomabardo era stata fortemente voluta e decretata dal mio stesso partito, che, per questo, chiese a me di fare un passo indietro. Lo feci, rinunziai alla mia candidatura (e a sponsorizzare quella di Stefania Prestigiacomo) e m’impegnai nella campagna elettorale di Lombardo con tutte le energie di cui disponevo. Cioè, mantenni fede al senso di responsabilità e di obbedienza ad un causa, cui ho sempre creduto e che ho sempre considerato suprema. Quella era stata la volontà del mio partito, quello era ciò che io avevo il dovere di fare e l’ho fatto!

Però, dopo qualche mese dall’elezione, quasi plebiscitaria, di Raffaele Lombardo a governatore, qualcosa incomprensibilmente si ruppe, qualcuno decise che quella stessa volontà non dovesse essere più rispettata e con essa, ancor peggio, la volontà dei siciliani. Una parte consistente ed autorevole del mio partito cominciò a remar contro Lombardo; quella stessa parte che poi determinò la nomina (si diceva, provvisoria) di un coordinamento a due, la cui unica “linea politica” apparve subito evidente essere quella di far cadere il governo regionale. Ebbene, 15 deputati regionali, evidentemente più inclini a rispettare e preservare la volontà del partito e dei siciliani, che la volontà di una corrente anti-Lombardo, decisero di dire no, di disobbedire ai diktat del cordinamento e di proseguire sulla strada indicata da Silvio Berlusconi e da milioni di siciliani.

Così, naque il Pdl Sicilia! Niente di correntizio, nulla di antitetico rispetto al partito, soltanto una ribellione allo scelerato tentativo di macchiare il più grande partito riformatore della seconda Repubblica, renderlo reo di ribaltonismo in una delle più grandi regioni d’Italia.

Da lì, poi la storia si tinge di variopinti tentativi di screditare me e le migliaia di persone, amministratori e militanti, che assieme a me scelsero di condividere un percorso di governo virtuoso, cioè stabile e stabilmente concentrato sugli interessi dei siciliani.

Non ce ne siamo curati e siamo andati avanti, ahimè, in aperto contrasto col Pdl cosiddetto “lealista”, senza, per questo, tuttavia, far mai venir meno la fedeltà a quella causa, che da sedici anni condivido col Presidente Berlusconi, dal quale non saranno certo le strumentalizzazioni a separarmi.

Ieri ero lì, alla direzione nazionale del mio partito, partecipe di un dibattito acceso, dal quale spero possa venir fuori qualcosa di costruttivo, al di là degli asti e delle incomprensioni, anche per la Sicilia e per il Pdl siciliano. E ho condiviso il documento conclusivo! Lo sottoscrivo in toto, perchè legittima la mia azione politica in Sicilia, contenendo un espresso riferimento al valore assoluto della volontà popolare, dalla cui costola è nato il POPOLO DELLA LIBERTA’, dal cui grembo è nato il governo Lombardo.

Cosa succederà adesso? Difficile fare previsioni. Martedì incontrerò Silvio Berlusconi e assieme cercheremo di trovare una soluzione definitiva al problema siciliano. Intanto, ribadisco il mio auspicio all’unità, a Roma come in Sicilia. A tal riguardo, prendo atto degli appelli, che in tal senso giungono da taluni esponenti del partito. Che sia chiaro, però: se l’intenzione è quella di costruire l’unità attorno a tematiche politiche serie (penso, per esempio, alla riforma della burocrazia, al tema del lavoro, al tema della legalità, ecc), allora sono ben disposto al dialogo; se, invece, si insisterà a voler ricostruire l’unità attorno alla caduta del governo regionale, anzichè, appunto, sforzarsi di determinarne positivamente l’azione, allora quegli appelli troveranno in me sempre e solo dinieghi. In altre parole: al cospetto dei tantativi di fughe in avanti da parte di chi gioca partite personali, non recedo di un solo millimetro; mentre, sono pronto a fare cento passi indietro se ciò possa servire a farne fare anche uno solo in avanti ai siciliani".