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Lo Giudice

"L'espulsione suona come una minaccia"


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"Regolare il dissenso con l'espulsione dal partito è l'ultima cosa che un segretario dovrebbe fare, ancor più se all'interno dello stesso partito numerosi atti di incoerenza, per non dire di vero tarantellismo politico, sono stati e sono pilatescamente ignorati da Roma a Trapani, evidentemente per ragioni di opportunità". Lo afferma il parlamentare regionale dell'Udc Giuseppe Lo Giudice, commentando la decisione del segretario nazionale Lorenzo Cesa di espellere dal partito il deputato dell'Ars Riccardo Savona. "L'annunciata espulsione - aggiunge - suona come una minaccia e appare per certi versi anche ridicola se si pensa che l'Udc si è caratterizzato fino a ieri per una libera dialettica interna e per una cristiana sopportazione - non c'é altra spiegazione - anche di vicende indecorose per l'immagine stessa del partito, per le quali all'espulsione si è preferito, giustamente, il silenzio". "Non vorrei, come temo, che a Roma - conclude - si siano prestati a un prosaico regolamento di conti pensato in Sicilia da chi, nel partito, crede di potersi fare strada eliminando potenziali avversari elettorali. Simili decisioni avrebbero dovuto suggerire almeno un dibattito interno, ma constato amaramente che non si tollerano dissensi e si pretendono atti di cieca fedeltà non, come si vorrebbe far credere, alle linee politiche del partito, ma a chi lo rappresenta. Mi auguro che su questa vicenda si faccia marcia indietro. Diversamente non sarà più rinviabile una definitiva riflessione sulla permanenza in un partito che non può adottare simili ritorsioni".