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Tra Agrigento e il Nisseno

Truffa a società finanziarie
Fermate 13 persone


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La promessa di finanziamenti facili e veloci, una scia di vittime, cadute in una campiente rete del crimine. Sono questi gli elementi al centro di una lunga indagine che ha portato, alle prime luci dell'alba, al fermo di 13 persone, tra l'agrigentino e il nisseno. Il blitz, condotto dalla squadra mobile di Agrigento e dagli uomini del commissariato di Canicattì ha sgominato un'articolata associazione per delinquere, finalizzata a ottenere somme di denaro a sei zeri, sfruttando "un meccanismo fraudolento", come si legge in una nota stampa della procura agrigentina. Il tutto avveniva ai danni di società finanziarie nazionali ed internazionali . Superando le garanzie del sistema e con un’inquietante capacità di insinuarsi negli apparati burocratici di diversi Enti Pubblici Territoriali - come rende noto la procura di Agrigento - gli indagati creavano ad hoc falsa documentazione attestante l’esistenza di un rapporto di lavoro con Enti pubblici e facevano ottenere ai falsi dipendenti della pubblica amministrazione. finanziamenti personali garantiti dalle retribuzioni che, ovviamente, non avevano riscontro nella realtà e non venivano pertanto onorati.
Le falsificazioni avrebbero interessato anche soggetti effettivamente legati da rapporto di pubblico impiego, ai quali l’organizzazione avrebbe consentito di ottenere finanziamenti ad insaputa dell’Ente datore di lavoro, con analoghi presunti illeciti arricchimenti personali degli affiliati, a danno delle vittime.
"Tali condotte ingannatrici - come si legge dalla nota stampa della procura - grazie a ben congegnate manovre dilatorie e di occultamento, restavano celate sia alle società raggirate che agli Enti Pubblici, creando nel tempo le condizioni per nuove e lucrose reiterazioni del ben architettato meccanismo che consentivano di consumare, nel triennio antecedente le indagini, un elevato numero di reati ed un complessivo profitto, con danno per gli enti erogatori, di circa un milione e cinquecentomila euro".
L'ordine di custodia cautelare è stato firmato da Stefano Zammuto,  Gip del tribunale di Agrigento. Le indagini sono state coordinate dal procuratore Renato Di Natale, dall'aggiunto Ignazio Fonzo, dal sostituto Lucia Brescia.