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Gesip, vicina la messa in liquidazione
Enea: "Non si può andare avanti"


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gesip, liquidazione, Pippo Enea, sicilia, Politica
“In queste condizioni l’azienda non può più andare avanti”. Per questo Pippo Enea, presidente della Gesip, chiederà nei prossimi giorni la messa in liquidazione della società che dirige. Un grido d’allarme lanciato dopo la riunione del consiglio d’amministrazione di stamattina, che ha deliberato la procedura di liquidazione, constatando “che non ci sono più i presupposti – sempre a detta di Enea – per  proseguire su questa strada”. Una strada ormai fatta solo di ammanchi, con un deficit di bilancio pari a sei milioni di euro e una perdita costante mensile di qualcosa come un milione di euro.
Quindi nei prossimi giorni l’atto ufficiale verrà presentato alla Camera di commercio di Palermo, dove verranno depositati i libri contabili della società partecipata dal Comune. Nel giro di un mese, se non ci saranno interventi da parte della giunta e del Consiglio comunale, nei locali della Gesip si dovrà trovare una scrivania per il commissario liquidatore.
“Nel passato si era resa già necessaria la decisione di attivazione delle procedure di messa in liquidazione della Gesip – si legge nella nota diffusa a margine del Cda -  ma si è soprasseduto diverse volte poiché da parte del Comune di Palermo si erano ricevuti atti che di fatto  hanno bloccato ogni possibile attività cautelativa. Oggi la situazione è profondamente diversa”.
Quello che servirebbe per rimettere in sesto l’azienda che si occupa delle manutenzioni per conto del Comune di Palermo, con a libro paga quasi duemila dipendenti, è il ripianamento dei conti in rosso. Ma ancora più urgente è la stipula di un nuovo contratto di servizio con l’amministrazione comunale, dato che  il vecchio contratto è scaduto il 30 aprile scorso. Solo che per evitare il fallimento, la cifra complessiva dovrebbe essere adeguata alle spese correnti, arrivando al tetto di settantuno milioni di euro: un bel passo in avanti, rispetto agli attuali cinquantotto milioni.
In trenta giorni, dunque, la giunta comunale guidata dal sindaco Diego Cammarata dovrebbe stilare il nuovo contratto di servizio, trovando tra le voci del bilancio i soldi per salvare la Gesip. Solo allora il testo passerebbe a Sala delle Lapidi per essere votato e casomai approvato dal Consiglio comunale.
“Ognuno farà la sua parte”, si limita a dire Enea considerando lo stato delle cose.
Certo, il percorso non sembra liscio, con l’ingorgo di discussioni che sta paralizzato l’attività a Palazzo delle Aquile da settimane. In municipio sono ancora sul tavolo la non facile matassa del nuovo regolamento Tarsu e c’è ancora il bilancio da approvare.
E proprio sul nuovo regolamento Tarsu la maggioranza che sostiene Cammarata in Consiglio, Pdl e Udc, aveva puntato per trovare otto milioni con cui tappare il buco di denaro che affligge la Gesip. Soluzione questa non gradita dai sindacati dell’azienda, che hanno manifestato a lungo in piazza Pretoria,  chiedendo invece l’internalizzazione diretta dei lavoratori per adesso pagati dal Comune attraverso il contratto di servizio.
Una soluzione, quella dell’internalizzazione, caldeggiata dal capogruppo consiliare Idv Fabrizio Ferrandelli: “Assorbire il personale  - dice il dipietrista -   comporterebbe un risparmio di spesa di 
milioni di euro per l'amministrazione”.