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Condanne per gli altri imputati

Nicchi assolto per l'estorsione
alla ditta di autotrasporti Cuffaro


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Gianni Nicchi



La terza sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Raimondo Lo Forti, ha assolto il boss Gianni Nicchi, arrestato a Palermo il 5 dicembre scorso, rigettando le richieste del pm della Dda di Palermo Francesca Mazzocco. Nicchi era accusato, nell'ambito del processo "Old Bridge" (nato da una maxi inchiesta congiunta della polizia e dell'Fbi sui collegamenti tra Cosa nostra siciliana e quella americana), di estorsione alla ditta di autotrasporti Cuffaro di Casteltermini (Agrigento), di proprietà di parenti dell'ex presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro. A presiedere l'azienda è Giuseppe Cuffaro, uno dei fratelli dell'ex governatore e ora senatore dell'Udc. Pene pesanti, invece, per altri tre imputati del processo accusati di estorsione, anche se è stata esclusa l'aggravante di aver agito per favorire la mafia. La condanna più alta (10 anni) è stata inflitta a Melchiorre Guglielmini, 9 anni e 6 mesi a Salvatore Adelfio e 3 anni a Angelo Di Simone (pena interamente condonata). Quest'ultimo avrebbe corrotto un finanziere per avere informazioni mirate a fare investimenti nelle macchinette videopoker. Assolto Salvatore Parisi. Il tribunale ha deciso una provvisionale immeditamente esecutiva di 50 mila euro all'imprenditore Giovanni Ceraulo, titolare dei negozi "Prima Visione" di Palermo, che aveva subito richieste di denaro e intimidazioni da Gugliemini. Gli imputati dovranno risarcire con 20 mila euro le altri parti civili: Addiopizzo, Centro Pio La Torre, Fai, Solidaria, Assindustria, Sos Impresa.