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La storia di Giovanni Pisciotta

"Il mio cuore tremava
nell'inferno delle Torri Gemelle"


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giovanni pisciotta, torri gemelle, zen, Cronaca
Andata e ritorno dall’inferno. E' il viaggio vissuto da Giovanni Pisciotta, palermitano d’America, miracolosamente scampato all’attacco del 11 settembre e allo sfarinamento delle Torri Gemelle. Il suo racconto, a distanza di dieci anni è ancora intriso di  sgomento, la voce s'incrina, l'emozione prende il sopravvento. Attimi interminabili sempre sospesi su una linea di confine fragilissima, costantemente e terribilmente in bilico tra la vita e la morte. Una storia più grande di ogni altra cosa vissuta e narrata con gli occhi semplici, le parole sofferte, i pensieri ancora maledettamente atterriti di un uomo, di un lavoratore, emigrato dalla Sicilia fino in America, finito nel bel mezzo delle Twin towers sotto assedio in quella fatidica mattina di fine estate di quasi dieci anni fa . In mezzo una sequenza di momenti drammatici: la sagoma di un aereo che si avvicina, l’impatto, il fuoco, “i corpi che vedevo volare via, le persone che gridando si gettavano dal grattacielo”. Il racconto di Giovanni Pisciotta è quello di un uomo in debito con la sorte. Il Fato, la speranza, la fede, “chissà quale altra coincidenza”, gli hanno permesso di uscire ferito, ma ancora vivo. “. Il cuore mi tremava. Si mi sono salvato, ma quelle scene mi sono rimaste impresse, non le potrò mai dimenticare. La notte, quando penso agli amici, ai conoscenti che hanno perso la vita, ho gli incubi.” Il sollievo per esserci ancora, la gioia di poter ancora una volta raccontare quelle istantanee che avrebbero cambiato i destini futuri del pianeta, si disperdono diluiti nell’amarezza di non aver più un lavoro, “nella rabbia per essere stato estirpato da quella che era diventata la mia terra, la mia patria.” Siciliano d’oltreoceano, emigrato a due anni, e ritornato a Palermo a trentanove, una vita spesa a lavorare duramente nei cantieri a stelle e strisce, Pisciotta non riesce a quantificare le emozioni: E’stata più la paura di non farcela o la gioia successiva per essere sfuggito alla furia delle fiamme, alla devastazione della violenza? Non c’è risposta, i pensieri si accavallano, gli stati d’animo si confondono in un mix crudele eppure potentissimo . “In quei momenti non riesci a pensare, non sai neppure che emozioni stai vivendo, si capisce solo dopo il pericolo che hai corso e la fortuna che hai avuto”. Il pensiero ancora una volta a quelli che non ce l’hanno fatta: " Io ho perso quasi tutto, la mia casa, la mia occupazione, la speranza di assicurare una vita tranquilla alla mia famiglia, i 92 mila dollari che mi hanno dato di risarcimento e che non possono bastare a sfamare dei figli per tutta la vita, a cancellare il dolore provato, ma sono pur sempre un privilegiato, io ci sono ancora, altri no”. Gli “altri” non ci sono più, così come il lavoro e la tanto amata terra americana. “quella che mi aveva dato da vivere, e che mi è stata portata via da quell’attentato”.  Rimangono le parole e il ricordo di quella che è pur sempre una storia a lieto fine, di uomo, “dispiaciuto e segnato”, ma comunque tornato vivo dal viaggio nell’inferno, dall’incontro con la morte.