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Ingroia in chat con livesicilia

"Complicità e silenzi
sulle stragi del '92"


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, Cronaca
Qualcuno scriverà mai la verità sulla stagione delle stragi? Qualcuno spariglierà i dubbi, risponderà mai alle domande che ancora rimbalzano dalle tragedie e dalla violenza di Capaci e di via D‘Amelio? Il procuratore aggiunto (sub iudice, chiarisce lui, fino a un nuovo pronunciamento dopo l’intervento del Consiglio di Stato) Antonio Ingroia, in chat con i lettori di Livesicilia risponde: “Ci sono stati complicità e silenzi imbarazzanti. C’è una verità ingombrante. Si deve avere il coraggio di guardare in faccia la realtà fino in fondo. Ma la verità è una conquista collettiva”. Il sottotitolo è evidente: avrà mai questo Paese il coraggio di buttare uno sguardo in fondo al pozzo dei misteri, fino a scorgere almeno il contorno dei suoi orrori?
E’ stato questo uno dei momenti più intensi della “chiacchierata” tra Riccardo Lo Verso e il magistrato antimafia che ha tra le mani i fili di molte inchieste scottanti. Ed è normale, dunque, che l’attenzione dei lettori si sia concentrata sulle “carte”  che riempiono la scrivania di Antonio Ingroia.
Si parla della presunta trattativa tra mafia e Stato. Il riferimento successivo è una domanda sulla credibilità di Massimo Ciancimino, figlio di Vito. Ingroia replica: “Non faccio atti di fede per nessuno. Le parole di Massimo Ciancimino hanno avuto un riscontro minuzioso e certosino. Da qui il giudizio prudente di una sua complessiva credibilità”.
Dai misteri del passato a quelli dei giorni nostri. La mafia palermitana è un’idra decapitata, con i suoi latitanti fuori uso, in galera. Quali saranno gli scenari? Il procuratore aggiunto ha un’idea abbastanza chiara. Il superlatitante Matteo Messina Denaro è in marcia verso il potere assoluto. “A Palermo c’è il vuoto di comando – dice Ingroia -. Messina Denaro ha la capacità e l’efficienza per affermare il proprio dominio su Cosa nostra”.
Giustamente prudente il magistrato sui rapporti tra “L’architetto” Giuseppe Liga – considerato il nuovo referente della mafia dopo Lo Piccolo – e la politica. Gli chiedono che idea si sia fatto della visita dello stesso Liga al presidente Lombardo, immortalata da una foto. Ingroia dice: “Il presidente ha chiarito la natura squisitamente politica di quel rapporto. Non posso dire di più”.
Un lettore allarga la visuale ai conflitti in corso tra politica e magistratura. I pm possono fare politica? Ingroia replica: “La politica deve restare fuori dalle aule. Ogni magistrato ha ovviamente degli orizzonti culturali che le correnti rispecchiano. Trovo di buon auspicio le ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio sull’impunità dei ladri e nel senso del rispetto della magistratura. Però mi pare che la politica abbia esercitato poco ascolto nel provvedimento sulle intercettazioni. Il Parlamento è sovrano e deciderà pure in questa materia. Noi abbiamo detto come la pensiamo sui rischi che si corrono. Il nostro contributo finisce qui. Dobbiamo solo applicare la legge”.
Di domanda in domanda sul garantismo, sugli ordini professionali “che devono prendere provvedimenti in caso di collusione o reati gravi degli iscritti”, sulle fughe di notizie dai palazzi di giustizia “difficili da scoprire”, si arriva all’ultimo quesito: il signor Franco, l’uomo dei servizi implicato nella trattativa secondo Ciancimino jr, avrà mai un volto? Ingroia risponde: “Stiamo mettendo a punto i lineamenti del suo viso. Speriamo che possa essere nitido presto”. Un  annuncio per certi versi clamoroso nel Paese che eccelle in misteri e identikit velati d’ombra e sangue.