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PROCESSO MORI

Quel viaggio di Ciancimino in Egitto


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Il misterioso viaggio in Egitto di Massimo Ciancimino, proprio in concomitanza con l'arresto del boss Bernardo Provenzano, ad aprile del 2006, è stato al centro della deposizione dell'avvocato Roberto Mangano, teste al processo per favoreggiamento aggravato alla mafia all'ex generale dei carabinieri Mario Mori. Mangano, che ha assistito Ciancimino nel processo a suo carico per riciclaggio, ha raccontato che, a fine marzo 2006, ricevette l'invito, dal suo assistito, a partire con lui per l'Egitto. "Per motivi personali - ha spiegato - ero molto titubante, ma poi mi lasciai convincere. Durante la vacanza Massimo non usciva dalla stanza dell'albergo ed era sempre incollato alla televisione". "Solo dopo due anni - ha proseguito - Ciancimino mi spiegò che gli avevano consigliato di allontanarsi da Palermo, in quel periodo, perché stava per accadere un fatto eclatante. Non mi disse mai chi gli diede quel suggerimento". Secondo la ricostruzione dell'accusa dietro l'invito fatto al figlio del'ex sindaco di Palermo c'era il tentativo di tutelarlo, di parte dei servizi segreti, in quanto con l'arresto di Provenzano sarebbe venuta meno la protezione di cui Ciancimino godeva. Per i magistrati, infatti, il boss avrebbe stretto una sorta di patto con i carabinieri del Ros e con i Servizi in forza di una trattativa, a cui avrebbe partecipato anche il padre di Ciancimino, e che avrebbe determinato l'impunità per Provenzano e la fine delle stragi mafiose per lo Stato. L'avvocato Mangano ha infine raccontato di avere saputo da Ciancimino che, mentre questi era agli arresti domiciliari, nel 2006, più volte avrebbe ricevuto la visita di esponenti dell'Arma e che, in un'occasione, il figlio dell'ex sindaco gli disse che per poco non li aveva incontrati nel suo appartamento. Il processo è stato rinviato al 30 giugno.