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"Trenitaglia", tutti i buchi
delle Ferrovie in Sicilia


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di ELENA DI DIO Otto ore di sciopero, venerdì 28 maggio, che in Sicilia si concentreranno su una denuncia che coinvolge lavoratori ma anche i cittadini: la dismissione sistematica che Trenitalia sta operando sul territorio siciliano. L’ultimo atto di un progetto messo in atto con un piano industriale che prevede il taglio di servizi e risorse?

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di ELENA DI DIO Otto ore di sciopero, venerdì 28 maggio, che in Sicilia si concentreranno su una denuncia che coinvolge lavoratori ma anche i cittadini: la dismissione sistematica che Trenitalia sta operando sul territorio siciliano. L’ultimo atto di un progetto messo in atto con un piano industriale che prevede il taglio di servizi e risorse? La cancellazione di 12 treni a lunga percorrenza che raggiungono Calabria e Sicilia. Nonostante le smentite, infatti, Trenitalia ha già nero su bianco il progetto: a Villa San Giovanni si fermano i treni a lunga percorrenza che si “spezzano” per ricomporsi in Sicilia e qui diventare “regionali”. “Questo è nel progetto che dovrebbe andare in vigore da un momento all’altro – denuncia Franco Spanò, segretario regionale della Filt Cgil, la categoria dei trasporti -. A un certo punto da Trenitalia e Fs si presentano con orario estivo o con quello invernale invernale e mettono in atto progetti che mirano essenzialmente al risparmio. In questo momento questo progetto ben presente nel piano industriale viene formalmente smentito perché è in corso la discussione col governo nazionale sul “pacchetto del servizio universale” e quindi i vertici delle Ferrovie tengono formalmente a non tagliare i servizi”. Il 28 maggio, in tutta Italia sarà sciopero nazionale dei settore trasporti. “In Sicilia – continua ancora Spanò – noi ci concentreremo sulla politica fallimentare delle Ferrovie nell’Isola e organizzeremo manifestazioni davanti alle prefetture di tutte le città capoluogo”.
“C’è una secessione gridata, quella della Lega Nord, ed una che giorno dopo giorno si va compiendo nei fatti, attraverso le politiche del governo Berlusconi e la condotta di grandi aziende nazionali – incalza anche il deputato regionale del Pd, nonché vicepresidente del gruppo all’Ars, Roberto de Benedictis - Trenitalia è fra queste, con la sua sistematica rinuncia ad ogni investimento in Sicilia e il progressivo smantellamento di quello che rimane”.
Nel ragusano e in provincia di Siracusa, la Cisl denuncia un vero e proprio isolamento: "Denunce – incalza De Benedictis - che non hanno finora avuto alcun effetto perché chi doveva ascoltarle avendo la possibilità di intervenire, e cioè i ministri del governo nazionale, hanno finora prodotto parole e nessuna concreta inversione di tendenza nella politica del trasporto ferroviario in Sicilia. È assurdo che il viaggiare in treno sia reso impossibile proprio nel territorio in cui vorremmo promuovere i viaggi dei turisti”.  Ma prima ancora che i turisti, ad usufruire quotidianamente dei disservizi di Trenitalia sono i pendolari. Gruppi di cittadini che scelgono il treno per comodità e per risparmiare così da raggiungere il proprio posto di lavoro. Come nel caso dei pendolari del comitato S.Agata Militello-Punta Raisi. “Mille e cinque, mille e seicento pendolari al giorno – enumera il presidente del comitato, Giacomo Fazio – per noi viaggiare è un’odissea, una sorpresa ogni giorno. E siamo costretti spesso, per i ritardi nella partenza, o per gli inconvenienti nel tragitto a dover  far fronte ai ritardi nell’arrivo sul luogo di lavoro, dilatando i tempi di permanenza così da recuperare le ore previste dal contratto. Stiamo male al lavoro e meno con le nostre famiglie”. Disservizi di ogni genere quelli che le linee interne delle Ferrovie dello Stato riservano ai “fedeli” passeggeri: “E vabbé quando il treno che parte da Messina – continua Fazio – arriva in ritardo, ma quello che non si capisce proprio e non si può accettare sono i convogli che partono in ritardo semplicemente per essere usciti tardi dal deposito. Se noi passeggeri saliamo a bordo senza biglietto, i controllori sono lesti a farci le multe. Ma se sbaglia Trenitalia non paga mai. Sa quante volte ci capita di arrivare in stazione e scoprire che il treno è stato soppresso oppure arrivare a Palermo e scoprire che la coincidenza della metropolitana dalla stazione centrale a Punta Raisi ci è sfuggita magari solo di pochi istanti. Per noi si tratta a quel punto di accumulare almeno un’ora di ritardo. Impossibile da sopportare. Per questo stiamo avviando la prima class action contro Trenitalia”. Una denuncia collettiva che ha già raccolto 500 firme e che agli inizi di giugno si concretizzerà con un esposto vero e proprio da depositare al tribunale civile di Roma. “Il problema – continua Fazio che sta aiutando nell’organizzazione anche i comitati pendolari di Agrigento, Messina e Trapani – è il contratto di servizio che la Regione siciliana si ostina a non firmare con Trenitalia”.
“E Trenitalia – chiarisce Franco Spanò, segretario regionale della Filt – continua per questo a tagliare servizi. Coinvolti e a rischio di vedersi tagliare il posto di lavoro a queste condizioni sono almeno duemila ferrovieri”.
Il contratto di servizio, quello che regolerebbe le attività e i trasporti minimi che Trenitalia dovrebbe garantire nell’isola, dovrebbe però essere a una svolta. “La regione che spesso abbiamo sollecitato – parla il rappresentante dei pendolari fra Sant’Agata Militello e Punta Raisi – adesso non potrà più obiettare che mancano i soldi per sottoscrivere l’accordo sui servizi. Lo Stato infatti ha messo a disposizione 117 milioni di euro sui 130 richiesti dal governo regionale che già dallo scorso 1 gennaio per legge è titolare della gestione del trasporto regionale. Con questi fondi non si potrà non firmare l’accordo ormai”.
E modificare la qualità dei servizi di Trenitalia: “Intanto per le pulizie è stato riappaltato il servizio e sui treni la situazione dovrebbe migliorare – confida Fazio – per il resto chiederemo con sollecitudine un incontro all’assessore Nino Strano, ma anche al sindaco, al presidente della Provincia ed al prefetto di Palermo a cui chiederemo certezze sui collegamenti alternativi che devono essere garantiti ai pendolari in vista della chiusura imminente della stazione della metropolitana di Notarbartolo. Noi dobbiamo essere garantiti”. La Regione quindi è chiamata ad organizzare il proprio trasporto regionale, quindi. Ma di “appropriarsi” in toto della gestione, non si riesce a parlare con serietà. “L’ipotesi che la Regione affidasse alla Circumetnea, società peraltro in forte debito – dice la sua opinione, il sindacalista Spanò – la gestione del traffico ferroviario regionale non è credibile. Innanzitutto dal punto di vista procedurale. La Regione sarebbe obbligata a mettere a bando il servizio e Trenitalia opera praticamente in monopolio in tutto il territorio. Quindi sarà comunque a questa società che dovrà affidarsi e dovrà farlo in tempi veloci. Senza contratto di servizio a breve Trenitalia taglierà i rami secchi. Ed è inutile dirlo, è in Sicilia che si registrano i casi più evidenti di diseconomicità dei servizi ferroviari”. Un esempio su tutti? La metro ferrovia di Messina. Una linea diretta fra Giampilieri e Messina centrale costata, per l’ammodernamento qualche milione di euro. La linea è entrata in servizio a gennaio ma i 40 biglietti scarsi al giorno che Trenitalia “staccava” non ha consentito di mantenere in piedi la tratta. Chiusa solo un paio di mesi dopo.