Live Sicilia

Da I Love Sicilia in edicola venerdì

Degrado senza confini


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Sarà in edicola da venerdì il nuovo numero di I love Sicilia. In anteprima per i lettori di livesicilia.it, la rubrica "L'inFelice" di Felice Cavallaro, dedicata questo mese al degrado nel centro di Palermo.

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Si sa, chiunque si candidi a sindaco, echeggia sempre la promessa di restringere la distanza fra centro e periferia sul piano della vivibilità e della sicurezza, del verde e dell'arredo urbano. Proclami. Ripetuti pure dal sindaco di Palermo quando cercava voti per insediarsi una prima volta a Palazzo delle Aquile e poi per restarci con un secondo mandato.
Da un punto di vista letterale, il successo sembra conseguito. Perché, in effetti, la distanza s'è ristretta. Con un solo limite. Programmi e propositi debbono essere finiti in un frullatore e la miscela che ne è venuta fuori è l'esatto contrario di reiterate promesse. Miracolo! Miracolo diabolico, pardon per l'ossimoro. Infatti, è come se fosse stato il centro ad avvicinarsi alla periferia.
Uno poteva pure crederci che avrebbero piantato qualche albero allo Sperone o allo Zen, a Cruillas o Brancaccio, per citare alcuni dei satelliti disastrati di una metropoli in cerca di civiltà. Ma non avremmo mai potuto pensare che, dopo tanti anni di malamministrazione segnata dalle macerie dell'Amia, dagli imbrogli di palazzo, dalle malefiure targate Ztl, da favoritismi e distrazioni di cose, uomini e skipper, ci saremmo pure ritrovati con l'abbandono in pieno centro cittadino.
Non con gli alberi a Borgo Nuovo, ma con la vasca di una delle pochissime isole pedonali, quella di via Magliocco, cuore di Palermo, trasformata in discarica, senz'acqua, le mattonelle rotte, giusto come biglietto da visita del salotto di città.
Non con gli alberi a Falsomiele, ma con volgari cassettoni di plastica bianca e rossa collocati a serpentina nella piazza davanti alla stazione Notarbartolo per, diciamo così, regolare il traffico lungo una tortuosa serpentina. Segnata non da aiuole o alberelli, ma dagli stessi bidoni che l'Anas usa in autostrada. Di questo si tratta, visto che acquistano peso se colmi d'acqua. L'effetto è una installazione volgare, uno sfregio al decoro di un'intera area residenziale e commerciale, perché un ampio spazio che potrebbe dare respiro a negozi, ristoranti e cinema fra via Terrasanta, vai Sciuti e via Notarbartolo è ormai diventata da più di un anno uno svincolo autostradale. Arido, grossolano, pericoloso. In linea, d'altronde, con la stazione delle Ferrovie dove addirittura da cinque anni è in corso il restyling. I primi tre anni volati via per due ascensori. Il resto per rifare un bar e dicono un centro commerciale. Davvero, un treno accelerato.
Ecco realizzato, nell'incrocio delle incompetenze di Comune e Ferrovie, il miracolo di chi a Palermo è riuscito ad avvicinare la periferia al centro. Pardon, il contrario. Non migliorando i servizi ovunque. Ma contagiando il degrado dei quartieri dormitorio nel cuore della città, appiattendo tutto al più basso livello.
Un'amministrazione comunale efficiente dovrebbe cercare di migliorare le condizioni di borgate e quartieri, estendendo in senso centrifugo un dignitoso livello di vita.
E invece vediamo che, non solo in Sicilia, da Napoli in giù, in troppe aree metropolitane del Mezzogiorno, le cinture esterne ai centri abitati sono ormai le nostre Gomorra. Con l'aggravio di una insicurezza generale che si specchia nel degrado urbanistico. Di qui le meritorie promesse elettorali di intervenire. Come poi non accade. Come non accade a Palermo dove finiamo pure per deturpare quel poco fatto in precedenza. È il caso di una piazza ridotta a svincolo, o di un'isola pedonale offesa dall'incuria, nonostante via Magliocco insista sullo stesso asse attraversato da Tomasi di Lampedusa per raggiungere il suo bar, l'odierno bar Mazara. Spazio umiliato in pieno centro, anche se attorno alla ribattezzata piazzetta Flaccovio i banchieri hanno uffici e scrigni, i turisti s'attardano per un gelato, magari appoggiati all'immonda vasca dove un tempo non lontano zampillava un getto d'acqua e per una pulitina passava un precario, un lavoratore socialmente utile, un pip, un ex socio di cooperative, un dipendente Gesip.
E' il segno dei tempi. In linea con una città in cui di risanamento del centro storico si vede solo quello immobiliare, a spizzichi e bocconi, a macchia di leopardo, ma senza approdare a quello culturale.