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Negato il teatro antico per lo spettacolo

Niente Taormina per Travaglio
Ecco perché gli hanno detto no


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Marco Travaglio è uno scriteriato. Da cronista coltiva la perniciosa fissazione della ricerca dei fatti. Eppure, con quei riccioletti rinascimentali sarebbe un perfetto cantore del passato, avrebbe il fisico del ruolo, al netto della cetra. E potrebbe deliziarci, raccontandoci, putacaso,  lo schema delle formazioni in campo durante la prima guerra punica, o saprebbe al meglio svelarci qualche piccante retroscena sulla calvizie di Cesare. Invece lui se la prende con gli imperatori moderni. E col trapianto dei capelli.
Soprattutto, Marco Travaglio  coltiva da perfetto incosciente una colpa grave, comunque la si pensi su di lui: narra cose e persone degli ultimi anni, scava nel presente. Come potrebbero concedergli l'uso di un Teatro Antico che è fatto per ospitare le storie dei morti e dei sepolti?

Infatti, l'ultima questione a lame incrociate verte - par di capire - proprio sul punto, sul delicato crocevia tra classicità e modernità. Scrivono i suoi manager in un comunicato: "Non si terrà, il prossimo 9 luglio al Teatro antico di Taormina, lo spettacolo "Promemoria" di e con Marco Travaglio, prodotto dalla Promo Music di Bologna. Lo spettacolo, che si configura come un excursus giornalistico che ripercorre la storia politica italiana degli ultimi 15 anni, dai tempi della prima Repubblica, fino ai giorni nostri, accompagnato sul palco da due musicisti e da opportune scenografie, in tre anni di programmazione, ha registrato il tutto esaurito in tutta Italia. Il libro più DVD omonimo, tratto dallo spettacolo teatrale ed edito da Promo Music Books/Corvino Meda Editore, ha venduto oltre trentamila copie". Insomma, un prodotto con i fiocchi. Ma "non così la pensa la Regione Sicilia, che ha deciso di negare il prestigioso teatro per la rappresentazione di "Promemoria". La motivazione del diniego è contenuta in un documento inviato dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali, che fa riferimento al D.D.G. n 827 del 15.04.2010 dal titolo "Indirizzi per la conservazione, fruizione e gestione delle architetture teatrali antiche", che dispone che "Le richieste d'uso dei teatri antichi devono contenere il programma delle manifestazioni culturali che si intendono realizzare, con la contestuale indicazione del periodo d'uso del monumento, per il quale potrà essere sentito anche il parere del Comitato tecnico consultivo e/o del Consiglio regionale per i Beni Culturali e Ambientali, ove sussistano perplessità sulla validità culturale delle manifestazioni o della compatibilità d'uso del monumento stesso relativamente alla salvaguardia, agibilità e decoro".
"Come si evince dal documento (qui allegato, ndr)  - spiega il legale rappresentante della Promo, Marcello Corvino - viene negato il permesso di rappresentazione dello spettacolo sulla base di considerazioni che appaiono dettate da motivazioni malcelatamente politiche anziché, come dovrebbe essere trattandosi di uno spettacolo teatrale, da valutazioni di preminente carattere culturale e di interesse sociale".

Livesicilia è entrata in possesso della lettera ufficiale, che riproponiamo qu. Si legge, tra l'altro: "Verificati i contenuti del promemoria di presentazione dello spettacolo proposto che si configura quale escursus giornalistico su eventi politici degli ultimi quindici anni, reputato che tale manifestazione sia confliggente ai dettami del soprarichiamato DDG 827 (...)  e con gli indirizzi riportati nella nota assessoriale, si esprime parere contrario al rilascio della concessione d'uso Teatro antico di Taormina per lo spettacolo in parola".

Una questione di decoro, di rispetto e di salvaguardia. E' noto che i facinorosi comunisti di rito brezeneviano che seguono gli spettacoli di Travaglio sono soliti sgranocchiare bambini durante gli spettacoli. E poi "Travaglio" ha una assonanza inquietante con l'isolano "travagghiu", cioè lavoro, cioè una cosa che in Sicilia non c'è. Perché turbare le menti dei beati Siculi che vivono oziosamente sereni senza "Travagghiu" e senza Travaglio? E poi non sta bene parlare delle vicende degli ultimi quindici anni in un Teatro Antico. Anzi, non sta bene affatto.  Basterebbe aggiungere uno zero e arrivare, almeno, a centocinquanta, per ottenere le garanzie richieste. Basterebbe raccontare le guerre puniche e accontentarsi. A proposito, a quei tempi, la Roma combatteva a zona o a uomo?