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Colpevole, ma anche capro espiatorio

Però io sto dalla parte di Diego


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Cammarata versione cartoon



Sì, sto dalla parte di Diego Cammarata, pure stavolta. E gli offro volentieri i miei centoventi chili di solidarietà, anche sull'isola deserta su cui Palermo lo vorrebbe ramingo e solingo purché non decida di farne un uso gastronomico (è dura sulle isole deserte).
Sto con lui, perché è troppo facile annientarlo. E mentre una città di ignavi lo crocifigge, nel frattempo, non pensa, non vive, non migliora, non si sforza di essere più bella e più brava del suo primo cittadino. Vale per le piccole o grandi inciviltà quotidiane. Vale per la mancanza di progetti collettivi.
Abbiamo sferzato a sangue sindaco e giunta per una conduzione che reputiamo nefasta, dunque non siamo sospettabili di conversioni sulla via di Villa Niscemi. Però uno si guarda in giro e dice: come siamo messi? Il centrodestra langue, tra potentati in lotta e contraddizioni ferine. Dall'altra zona del campo, da sinistra, farebbero meglio a tacere. La grande idea? Ricandidare  Leoluca Orlando, ottimo ex sindaco e persona degnissima. Voi ce lo vedreste Paolo Rossi nell'attacco della Nazionale in Sudafrica?

Troppo facile il compito del centrosinistra palermitano. Mille strepiti, poco sugo. Tutto alla fine si riduce in un duello all'ultimo bargiglio tra i due galli rampanti del momento: Davide Faraone e Fabrizio Ferrandelli. Entrambi - si legge negli occhi di ognuno dei due - vorrebbero concorrere per la poltrona di Palazzo delle Aquile. Infatti, si detestano. Poco altro, a parte la tigna di consiglieri davvero impegnati come Antonella Monastra e Angelo Ribaudo, due che respirano la città vera e per questo, ovviamente, non contano un tubo.

Dalla parte di Diego, perché Palermo è maggiorenne e decade soprattutto per responsabilità proprie. Per indolenza e collusione nel voto. E non parliamo dei pacchi di pasta allo Zen, ma di quei professionisti anime belle che criticano il potere nei salotti e si intendono a meraviglia col medesimo nelle segreterie. Una comunità allo sfascio, dilaniata e vuota nella sua insussistenza econonomica, etica e culturale. E' possibile raggiungere lo sfacelo completo in appena due sindacature? Forse, ma ti devono dare una mano. E che mano.

Infine, c'è una ragione di stile che spinge all'empatia col capro espiatorio riconosciuto che sconta gli errori suoi e di tutti noi. Livesicilia lo ha criticato duramente. Lo ha incalzato con asprezza, il foto montaggio che lo ritrae con le orecchie di topo lo dimostra. E lui, "l'odiato Diego",  non ha mai protestato - come usa -  né col sottoscritto, né col direttore, né con l'editore. Anzi, è stato disponibile all'intervista ogni volta che abbiamo voluto. Una lezione non comune in politica, un atteggiamento liberale  che non appartiene affatto al permalosissimo centrosinistra palermitano.
Diego Cammarata come sindaco è indifendibile: troppe ne ha fatte o ne ha omesse. Ma non è stata tutta colpa sua. E come uomo merita il rispetto dovuto a tutti, almeno fino a prova contraria. Lo spernacchiamento anonimo è la firma dei vigliacchi.