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I giovani del Pdl: "Non comprendiamo il partito"

Giovane Italia: "Il Gay pride?
Noi diciamo no...e siamo in tanti"

Giovedì 17 Giugno 2010 - 13:08
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Mentre il mondo gay si prepara a scendere in piazza il 19 giugno per il ‘Sicilia Pride’, a Palermo c’è allo stesso tempo chi dice no alla manifestazione in programma e ne critica "i valori di cui è portatrice". Sono i ragazzi della Giovane Italia, movimento giovanile del Popolo della Libertà, che durante una conferenza stampa svoltasi stamattina presso la sede di via Paternostro a Palermo hanno spiegato i motivi del loro dissenso verso l’appuntamento di domenica.
‘Noi non siamo contro la manifestazione in sè che riteniamo legittima - dice Nino Costa, presidente del movimento - ma contro il contenuto che veicola. La nostra vuole essere la voce fuori dal coro di chi la pensa diversamente in questa città. E crediamo di essere in tanti, solo che per paura di essere additati, in molti preferiscono rimanere in silenzio’.
I ragazzi di Giovane Italia accennano pure al sopravvento "dell’omologazione culturale che in questo momento si è diffusa in città", non risparmiando critiche nemmeno agli stessi referenti politici del proprio partito.
‘Non riusciamo a capire – afferma il coordinatore regionale del gruppo, Mauro La Mantia - l’atteggiamento ambiguo di certi esponenti politici del Pdl che, ignorando la carta dei valori del partito, sostengono apertamente le rivendicazioni del mondo gay in totale contrapposizione al programma politico del partito".
I rappresentati del gruppo giovanile hanno anche denunciato scelta da parte di istituzioni importanti amministrate dal centrodestra, quali il Comune, la Provincia e la Regione Siciliana di patrocinare il Sicilia Pride. Una decisione, quest’ultima che, secondo la loro opinione, sembra essere dettata più dal timore di risultare impopolari che dalla volontà di agire in maniera coerente rispetto alle proprie posizioni.
Intanto, la pagina facebook della Giovane Italia negli ultimi giorni è stata bersagliata da insulti di ogni sorta. Tante le accuse di razzismo e di omofobia indirizzate al gruppo che, oggi, torna a chiedere "maggiore rispetto e la stessa tolleranza da chi domenica scenderà in piazza ad affermare la propria libertà".



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