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Palermo, la sentenza della corte d'appello

Pizzo Sella, no alla confisca
"Acquirenti in buona fede"


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Gli acquirenti erano "in buona fede". Ed è per questo i giudici della seconda sezione della corte di Appello di Palermo hanno bloccato le confische di 14 ville costruite a Pizzo Sella, definita dagli ambientalisti "la collina del disonore". Una colata di cemento su un terreno che sovrasta il golfo di Mondello.

La sentenza di confisca era stata confermata dalla Cassazione nel 2001 con la condanna definitiva dei costruttori e di alcuni dirigenti comunali accusati di lottizzazione abusiva e la richiesta di ''ripristino dei luoghi''. La lottizzazione prese il via nel 1978 con il rilascio a Rosa Greco, sorella di Michele, definito il "papa" della mafia, di 314 concessioni edilizie. Dopo un lungo iter giudiziario caratterizzato da inchieste, arresti e condanne il comune nel giugno del 2008 emise le ordinanze di sgombero delle ville e le notificò ai residenti.

Con la sentenza di stop alle confische si apre adesso uno spiraglio anche per gli altri 67 abitanti a Pizzo Sella. Il motivo della decisione odierna adottata della corte di appello, come riportano alcuni quotidiani locali, ''con un incidente di esecuzione'' risiede nella mancanza di colpe degli acquirenti che hanno comprato le ville. Non furono loro a commettere i reati attribuiti ai costruttori, in particolare per quanto riguarda la lottizzazione abusiva. E gli stessi notai non rilevarono alcuna illegittimità.

I giudici insomma sostengono, prendendo spunto da due sentenze della corte europea per i diritti dell'uomo che ''la confisca va considerata una vera e propria pena, che in quanto tale non può prescindere dalla consapevolezza del reato e dalla piena partecipazione psicologia per lo stesso''.