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La sentenza dell'Alta corte

Vito Palazzolo resta imprendibile,
il Sudafrica nega l'estradizione


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palermo, provenzano, riina, sud africa, vito roberto palazzolo, Cronaca
L'Alta corte del Sudafrica ha negato l'estradizione chiesta dall'Italia per Vito Roberto Palazzolo, alias i Robert von Palace Kolbatschenko, il finanziere siciliano ritenuto riciclatore del denaro di Totò Riina e Bernardo Provenzano, nonostante sul suo capo pesi una condanna per associazione mafiosa divenuta definitiva alla Cassazione nel 2009. Il governo sudafricano aveva dato esecuzione alla sentenza ma Palazzolo ha fatto ricorso all'Alta corte che gli ha dato ragione.

Una delle poche foto di Vito Roberto Palazzolo



"I giudici hanno ribadito che in Sudafrica non è riconosciuto il reato associativo, così come concepito in Italia - ha spiegato Baldassare Lauria a Repubblica.it - abbiamo dimostrato che il rapporto degli organi di polizia sudafricani su questo caso contiene dei dati falsi". Oltre a questo il legale sostiene che ci siano stati degli incontri fra funzionari del ministero dell'Interno sudafricano e giudici palermitani, in violazione dei diritti della difesa. Inoltre, conclude il legale, "il nostro cliente era stato già assolto dal reato di associazione mafiosa nel 1992 dal tribunale di Roma".

"Vito Roberto Palazzolo è uno dei più grandi riciclatori di Cosa nostra  -  risponde, attraverso Repubblica.it, il sostituto procuratore di Palermo Gaetano Paci che con il collega Domenico Gozzo ha indagato sul finanziere  -  la sentenza della Cassazione che conferma le decisioni dei giudici siciliani dice che da almeno 20 anni Palazzolo è inserito nelle dinamiche associative mafiose, con funzioni rilevanti di cerniera tra il mondo imprenditoriale internazionale e l'associazione criminale, con lo scopo precipuo di consentire a Cosa nostra la gestione e il reimpiego dei capitali assunti illecitamente". Sotto accusa, infatti, ci sarebbe anche l'ospitalità fornita da Palazzolo, dopo il 1992, a latitanti come Giovanni Bonomo e Vito Gelardi.

"La decisione dell'alta Corte sudafricana rafforza ulteriormente il carisma e l'aura di imprendibilità di Palazzolo, che è ricercato non solo dall'Italia, ma anche dalle autorità americane", continua Paci che spiega come "il Sudafrica è obbligato a dare esecuzione alla richiesta di estradizione italiana in base alla convenzione sulla criminalità organizzata trasnazionale firmata proprio a Palermo nel 2000".

Resta, dunque, in Sud Africa il superlatitante che secondo le più recenti indagini manterrebbe ancora le chiavi dei forzieri di Riina e Provenzano. Trasferitosi a metà anni '80 sotto falso nome, ha sempre negato ogni contatto con la mafia. Una situazione che mette in difficoltà il paese su cui si stanno accendendo i riflettori di tutto il mondo per i mondiali di calcio.