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Il commento

La carica della 104


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Con la legge 104 nel 1992 si stabilirono regole per dare riconoscimento alle istanze dei lavoratori che si trovavano in precarie condizioni di salute o nella necessità di assistere un congiunto. L’intento era nobile, ma l’applicazione, demandata alle Commissioni mediche Provinciali, è stata sempre problematica.
E’ notorio che noi in Sicilia siamo i meglio – sempre e per definizione – quindi l’abbiamo ulteriormente migliorata, quella imperfetta legge dello Stato.
Se sei un dipendente regionale ed hai un congiunto malato, cosa ci stai a fare al lavoro? Qualunque età tu abbia, con una ventina d’anni di contributi versati, fatti attribuire una bella pensione ed assisti il tuo congiunto compassionevolmente. O anche no, tanto nessuno ti controllerà mai. Noi siamo civili, e stiamo “in fiducia” sulle spalle dei contribuenti. Se poi, per disgrazia, lo sfortunato dovesse lasciare questo mondo non è che l’infausto evento comporta il rientro in servizio dell’assistente: in pensione era ed in pensione resta.
Ora, confesso che avrei delle integrazioni da suggerire a questa pur già perfettissima “104 alla siciliana” ma mi pare di perdere di rispetto ai nostri illuminati ri-legislatori. Purtuttavia le avanzo lo stesso.
Ad esempio, non capisco per quale motivo ci si debba recare presso commissioni mediche fuori mano per farsi riconoscere quanto può comodamente essere autocertificato: si può dubitare della parola di un dipendente della Regione?
Poi. Vent’anni di contribuzione per le donne e venticinque per gli uomini per accedere al beneficio, sono in ogni caso troppi: io equiparerei a dieci anni e che non se ne parli più.
La disciplina si applica attualmente solo ai congiunti umani dei dipendenti. Ritengo che uguale delicatezza la si debba avere anche nei riguardi degli animali d’affezione, spesso più fidati dell’uomo.
Ancora. Il congedato dal servizio per assistenza al congiunto bisognoso ha, a sua volta, bisogno di assistenza qualificata: qualcuno/a che lo massaggi, qualcun altro che lo incoraggi nel suo gravoso compito. Questi aspetti dovrebbero essere adeguatamente tenuti in considerazione.
Chiudiamo con un esempio, che potrebbe anche già essersi verificato, chissà. Poniamo il caso che dopo l’entrata in congedo l’assistente venga folgorato da una prorompente vocazione politico/amministrativa. Non sia mai che il soggetto in questione non venga incoraggiato nei suoi intenti! Per cui proporrei indennità aggiuntiva commisurata alla gravosità dell’impegno vocazionale assunto. E’ sacrosanto.
Si potrebbero ipotizzare tante altre modifiche da apportare per migliorare ancora di più un testo già ottimamente stravolto in Sicilia, ma mi fermo qui e propongo il loro studio a quanti leggeranno questo scritto. Consideratelo un dovere morale.