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Operazione "White River"

Droga, sette arresti
tra Palermo e l'Agrigentino


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cammarata, casteltermini, droga, hashish, spaccio, Cronaca
"White river", il fiume bianco della droga, che scorreva da Palermo fino alle montagne agrigentine. E' questo il nome dell'operazione antidroga, condotta stanotte dai carabinieri della compagnia di Cammarata, agli ordini del capitano Alessandro Trovato e che ha portato all'emissione di sette ordinanze di custodia cautelare. Un'indagine lunga un anno, coordinata dalla procura di Agrigento, con il procuratore Renato Di Natale, l'aggiunto Ignazio Fonzo e il sostituto Andrea Bianchi ed eseguita con la direzione del colonnello dei carabinieri Mario Di Iulio. La dinamica era molto semplice. La centrale del traffico era a Palermo, con due presunti pusher, professionisti dello spaccio di stupefacenti leggere e pesanti. Si tratta di Antonino La Vardera e di Fulvio Vitrano, entrambi trentenni, presso i quali una rete collaudata di giovanissimi sarebbe andata a rifonirnirsi. Da lì lo smistamento ad una serie sconfinata di acquirenti, che venivano soddisfatti a seconda dei loro gusti: dall'hashish fino alla cocaina. Al centro dello spaccio i comuni di Cammarata, San Giovanni Gemini e Casteltermini. In manette sono finiti in sei, oltre ai due palermitani, anche una serie di giovanissimi: Domenico Macaluso e Giovanni Alberto Tagliareni, entrambi di Santo Stefano Quisquina ed entrambi ventitreenni. Poi Vito Nazareno Guanà, classe 1987 di Mussomeli e ancora Serafino Tagliareni, classe 1977 di San Giovanni Gemini. Obbligo di dimora,invece, per Gregorio Magno, ventiquattrenne che vive a Casteltermini. Nel corso del blitz, i carabinieri hanno trovato, nell'abitazione di Vitrano, 23 grammi di hashish, 1.300 euro in contanti e un bilancino di precisione, elementi, questi, che potrebbero configuare un nuovo capo di accusa a carico dell'imputato. Un'operazione che, come riferiscono gli inquirenti, non sarebbe stata possibile se fosse entrato già in vigore il ddl sulle intercettazioni. Nel corso delle indagini, infatti, determinante è stato il lavoro di intelligence, con utenze telefoniche controllate e uso di Gps. Così gli uomini dell'Arma hanno potuto centrare il bersaglio e monitorare gli spostamenti della banda di spacciatori, fino a identificarne origini, mete e identità. Stando alle fonti investigative, gli indagati sarebbero stati a loro volta fiancheggiati da altri giovanissimi, alcuni dei quali minorenni. I sei arrestati sono stati tradotti al carcere Petrusa di Agrigento in attesa degli interrogatori di garazia, che saranno condotti dal Gip Stefano Zammuto.