Live Sicilia

La nostra inchiesta

Piccoli aeroporti crescono


Articolo letto 1.851 volte

VOTA
1/5
1 voto

aeroporto, Catania, palermo, punta raisi, trapani, Cronaca
Il piano dei trasporti aerei gira tutto attorno allo scalo internazionale di Catania Fontanarossa. Al centro nei prossimi dieci anni di investimenti – ulteriori dopo il restyling totale degli ultimi anni – per seicento milioni di euro. Fondi che serviranno alla sistemazione delle aree esterne, alla costruzione di nuovi parcheggi, al restauro della vecchia aerostazione ed al rifacimento della pista che sarà prolungata. Nei progetti della Sac c’è un grande futuro per Fontanarossa anche in considerazione dello "start up", promesso da tempo, dello scalo di Comiso. In provincia di Ragusa, l’aerostazione che avrà una vocazione commerciale per trasportare i prodotti agricoli tipici di questa ricca zona del sud est siciliano, è in mano alla Soaco, società di gestione che conta come socio tecnico proprio la Sac società di gestione di Fontanarossa. La partnership fra i due scali sarà strategica, promettono alla Regione e rassicurano dagli stessi uffici di presidenza della Sac. I progetti di espansione dell’aeroporto di Catania passano dal protocollo d’intesa firmato fra Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile, la Sac e Rfi, Rete ferroviaria italiana che sta ultimando uno studio di fattibilità per l’allungamento della pista aeroportuale, su cui Sac ha appena ottenuto la concessione quarantennale dell’Ente nazionale. L'obiettivo infatti è quello di realizzare l'intermodalità treno-aereo attraverso una stazione della metropolitana gestita dalla Ferrovia Circumetnea dentro l'aeroporto. Per l’avvio dell’aeroporto di Comiso, invece, mancano le autorizzazioni ministeriali. In particolare quelle per la sdemanializzazione delle aree ex militari. Lo scalo ragusano infatti, è stato realizzato nell’ex base militare della Nato in provincia di Ragusa nell’ambito del progetto Konver fortemente voluto dall’ex sindaco Digiacomo e approvato dall’ex presidente del consiglio Massimo D’Alema nel 1995. E se Catania è in movimento, è l’aerostazione di Trapani quella che fa segnare i progressi maggiori. Sia in termini di traffico passeggeri grazie alla scelta di Ryan Air, compagnia irlandese, di insediare a Birgi la propria base operativa con l’attivazione di numerose linee verso scali del Nord Europa non accessibili dai principali aeroporti di Catania e Palermo, sia di movimenti commerciali. Secondo i dati di Assaeroporti, proprio a Trapani si è registrato nel 2009 il più importante incremento percentuale di movimenti aerei commerciali complessivi. Con 9.865 movimenti e il venticinquesimo posto nella classifica dei 42 scali italiani, lo scalo di Trapani Birgi ha fatto segnare un incremento del 40,1% rispetto al 2008, terzo per crescita in tutta Italia. Non solo Trapani ha raddoppiato anche i passeggeri arrivando a registrare 1.069.019 passeggeri con una performance che in percentuale ha fatto segnare un + 101,4%. Non è un caso insomma se l’assemblea dei soci dell’Airgest, la società di gestione dell’aeroporto di Trapani, lo scorso fine maggio abbia deliberato un nuovo aumento di capitale sociale, da 3.2 milioni di euro,  superando complessivamente i 7 milioni di euro. Decisione assunta proprio in relazione al costante aumento dei volumi di traffico “che sta facendo crescere l’aeroporto verso quella fascia di scali che si attesterà a fine anno intorno ai 2 milioni di passeggeri e per i quali il capitale sociale non può essere inferiore ai 7 milioni 750 mila euro” – spiegano dalla società - e della “necessità di continuare a sostenere gli investimenti infrastrutturali autonomi da affiancare ai fondi che saranno assegnati all’aeroporto in forza del protocollo di intesa per il trasporto sottoscritto l’8 aprile 2009 presso la Regione Siciliana”. Con i 9 milioni e 300 mila euro a valere sui fondi dell’Enac verranno realizzati la nuova recinzione aeroportuale e il sistema di videosorveglianza, il sistema di informativo di scalo, sarà completato il BHS (baggage handling system) con nuovi nastri trasportatori e cantierate le opere di sistemazione idraulica ed ambientale all’interno del sedime aeroportuale. A Palermo, invece, la Gesap società di gestione del Falcone-Borsellino ha appena fatto i conti con la monumentale caccia alle zecche che hanno infestato l’aerostazione. Gesap, fresca di rinnovo di concessione da parte dell’Enac, ha in programma 160 milioni di euro di interventi per il restyling dell’aeroporto e incrementare l’area shopping.  Il fermento maggiore però in Sicilia si registra nelle nuove progettazioni. A parte Comiso che attende di decollare, nuovi scali sono progettati, sognati, pensati un po’ ovunque. Così, ad esempio, fra Caltanissetta e Agrigento scoppia la guerra per la programmazione di due distinti scali a Gela (in fase embrionale) ed a Licata, pista quest’ultima che ha soppiantato la localizzazione a Racalmuto da quando a capo della provincia regionale di Agrigento siede il presidente Eugenio D’Orsi. Provincia, Regione e Comune di Licata stanno già accordandosi sulle misure da adottare per le procedure di esproprio dei terreni necessari per la realizzazione dell’avio-superficie di Piano Romano. Procedono anche i contatti con la possibile candidata società di gestione: D’Orsi da tempo infatti, dialoga con i vertici di Save che gestisce i servizi a terra dell’aeroporto di Venezia. Contatti, procedure, adempimenti tecnici che però non tengono conto dell’assenza di una progettazione esecutiva e definitiva per cui non passeranno meno di sei mesi ancora. In ballo fra le nuove avio superfici pensate per il territorio siciliano, c’è lo scalo di Messina. La città dello Stretto si “appoggia” allo scalo Tito Minniti di Reggio Calabria, partecipando con piccole percentuali al capitale azionario della Sogas. Ma la partnership fra Messina e Reggio è solo formale: i viaggiatori messinesi preferiscono trasferirsi a Fontanarossa invece che usare i mezzi navali per raggiungere Reggio. Dal 28 giugno prossimo, però, con l’attivazione della metropolitana del mare (servizio di collegamento veloce fra le sponde dello Stretto affidato con gara pubblica del ministero delle infrastrutture a Rfi, ndr), la provincia regionale di Messina punta a rilanciare i servizi per il Minniti. Da tempo si favoleggia di istituire il check in aeroportuale già nei punti d’attracco messinesi per consentire un effettivo risparmio di tempo nei servizi aeroportuali. Sulla Sogas e su Reggio scommette l’attuale giunta provinciale di Messina guidata da Nanni Ricevuto, il suo predecessore invece, Salvatore Leonardi aveva ripetutamente insistito sulla realizzazione di uno scalo tutto nuovo, l’aeroporto del Mela su cui aveva portato avanti, in un discreto stato di progettazione, un piano industriale posto all’attenzione dell’Enac. Che sul Mela aveva ipotizzato un’operatività di terzo livello ovvero con aeromobili di tipo regionale. Sull’aerostazione della Valle del Mela le resistenze sono state innumerevoli: dagli ambientalisti che indicano nell’area una già forte incidenza di insediamenti industriali pesanti a quelli tecnici che proprio per la presenza di attività produttive “pesanti” giudicano impossibile la nuova costruzione.