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Bellolampo, le analisi

"Quei pozzi inquinati dal percolato"


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amia. bellolampo, Inquinamento, percolato, periti, Cronaca
 E' stato il percolato a inquinare quattro pozzi privati alle falde di Bellolampo. Le analisi dei laboratori di Torino confermano le ipotesi dei pm di Palermo Gerardo Ferrara e Maria Teresa Maligno che indagano sulla formazione nella discarica di Bellolampo dell'enorme lago di percolato, il liquido rilasciato dai rifiuti, altamente inquinante. Nelle scorse settimane dagli accertamenti disposti dai pm era emersa la presenza di solfiti, nitrati e metalli nelle acque di alcuni pozzi della zona. Da qui l'ipotesi che il percolato si sia infiltrato nel sottosuolo e nella falda acquifera. Il liquame, inoltre, sarebbe tracimato a valle, finendo per inquinare il torrente Celona che alimenta il canale Passo di Rigano, le cui acque finiscono nel mare dell'Acquasanta. Il consulente, nominato dai pm, dovrà adesso stilare una relazione dettagliata, ma i dati parlano chiaro. Le tracce di bario, boro, fluorene, fluorantene non lasciano dubbi sul fatto che sia stato il percolato a inquinare l'acqua dei pozzi Celona, Bordonaro, Sicomed e Benfratelli, da cui i tecnici hanno prelevato dei campioni. Intanto, continua l'indagine anche sullo smaltimento delle ecoballe provenienti dalla raccolta differenziata che, invece di essere dirottate nei centri speciali, sarebbero finite in discarica insieme ai rifiuti ingombranti e ai tronchi delle palme uccise dal punteruolo rosso. Nell'inchiesta sulla gestione della discarica di Bellolampo sono indagati il sindaco di Palermo, Diego Cammarata (che dovrebbe essere interrogato dai Pm la settimana prossima), i presidenti dell'Amia dal 2008 al 2010 Vincenzo Galioto, Marcello Caruso, Gaetano Lo Cicero, Aldo Serraino, i direttori generali Orazio Colimberti, Nicolò Gervasi, Pasquale Fradella, l'ex direttore del dipartimento Impianti Antonino Putrone e altri quattro responsabili e tecnici dell'Amia. Le accuse vanno dal disastro doloso all'inquinamento delle acque e del sottosuolo, dalla truffa alla gestione abusiva della discarica, fino all'abbandono dei rifiuti speciali e all'abuso d'ufficio.