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Palermo, accampati al Comune

La protesta dei senzacasa


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comune, palazzo delle aquile, palermo, senzatetto, Cronaca
Sgomberati otto giorni fa da un immobile del centro storico di Palermo, 40 persone fanno avanti e indietro tra alberghi pagati di tasca propria da un assessore comunale e le tende piazzate davanti al municipio. Da venerdì a domenica hanno tovato un tetto, da lunedì sono stabilmente davanti al portone di Palazzo delle Aquile, in attesa che il Comune trovi una soluzione. Ieri sera la giunta si è riunita "e non è andata oltre l'ipotesi di concedere a queste otto famiglie un immobile confiscato alla mafia", spiega Toni Pellicane, a capo del "Comitato 12 luglio" che si è costituito anni fa per sostenere le ragioni dei senzatetto di Palermo. Secondo lo stesso Comitato, nella graduatoria degli alloggi comunali sarebbero iscritte diecimila persone, di queste, 750 famiglie (oltre tremila senzatetto) sono inserite in un elenco di emergenza, sorto due anni fa e aggiornato ogni sei mesi. "Ma in questi due anni - sottolinea Pellicane - sono state assegnate soltanto 12 case confiscate ad altrettanti nuclei familiari. L'iniziativa dell'assessore di pagare l'albergo è lodevole sul piano personale, ma non risolve il problema". Il Comune avrebbe individuato due immobili da concedere ai quaranta che protestano davanti al municipio e l'assegnazione dovrebbe essere deliberata nella prossima riunione di giunta. Intanto, per sabato è prevista un'altra assemblea pubblica davanti al municipio, dopo quella che si è svolta qualche giorno fa, quando le famiglie, al colmo dell'esasperazione, avevano portato in piazza, davanti al portone di palazzo delle Aquile, cumuli d'immondizia prelevati dai cassonetti, a sottolineare l'altra emergenza che attanaglia la città. "Quello che sorprende - dice Fabrizio Ferrandelli, caporuppo di Italia dei valori - è il clima d'indifferenza che si respira nel palazzo. Sindaco e assessori prima di imboccare la porta del municipio sono costretti a fare lo slalom tra gli accampati. Ma il tema non ha alcuna priorità, come se fosse normale lasciare donne, bambini e malati al loro destino".