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Ricostruire (in fretta) sulle macerie
Tre le strade per le nuove nomine


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Saltano sei manager su nove (su Sparma c'è ancora, per la verità, qualche margine per una "ripescaggio" in extremis). E restano le macerie sulla dirigenza generale della Regione. Macerie sulle quali bisognerà ricostruire subito. In fretta. Perché dal primo luglio bisognerà rinnovare o firmare parecchi contratti. E serve qualcuno che lo faccia.

Chi assumerà, quindi, il ruolo di direttore in questa parentesi confusa fatta di nomine, relazioni, giunte e scontri? Le ipotesi si possono restringere a tre. Salvo qualche fantasiosa trovata dei vertici della Regione. Gli stessi, in fondo, che hanno avallato gli incarichi a quegli stessi dirigenti "scaricati" pochi mesi dopo. I dirigenti Emanuele e Bologna, infatti, a gennaio erano nella cosiddetta "commissione di saggi" che diede l'ok ai curricula e a maggio invece sono stai gli estensori di una relazione impietosa che ha preparato, di fatto, le decisioni della notte scorsa.
Al di là di quello che è stato, però, il futuro può seguire sostanzialmente tre strade. La prima, e la meno probabile, è quella di rimpiazzare gli "esterni" uscenti con altri "esterni". Una decisione che apparirebbe paradossale, dopo i problemi legati proprio alla scelta di dotarsi di professionisti non dipendenti della Regione. Problemi non solo dovuti alla mancata comparazione con gli interni, ma anche riferibili al numero degli stessi (il limite del 30% sui dipartimenti, una quota già
definita illegittima per la Regione Piemonte), oltre che sui requisiti.
La seconda opzione potrebbe essere quella di assegnare ad altri dirigenti generali (all'opera ce ne sono un'altra trentina in carica, nei vari assessorati), l'interim per il posto "vacante". Magari facendo riferimento a "rami" vicini dell'amministrazione (quindi dirigenti generali dello stesso assessorato del dirigente "revocato").

Ultima opzione, quella di utilizzare altri dirigenti che non hanno il ruolo di "generali". Gli interni, insomma. Ma anche qui, con una distinzione. Perché gli avvocati Catalioto e Raimondi, nella difesa dei manager Vernuccio, Interlandi e Monterosso contro i ricorrenti Morale, Bullara, Lonzi e Li Bassi (rimpiazzati proprio dagli esterni a gennaio), hanno sollevato l'illegittimità della nomina a dirigente generale dei dirigenti di terza fascia. Se ne discuterà al Tar. Ma se
la Regione non vuole rischiare, dovrà far riferimento ai dirigenti di seconda fascia. "Sono appena 16, per questo si è ricorso agli esterni" ha detto a "Centonove" Rossana Interlandi. In realtà dovrebbero essere molti di più. Tra cinquanta e sessanta. Per la verità, se il "gioco sulle fasce" si estendesse agli altri trenta dirigenti generali in carica, si scoprirebbe che soltanto in tre, Gesualdo Campo ai Beni culturali, Ferdinando Dalle Nogare all'Energia e Marco Salerno al Turismo sono di seconda fascia. Tutti gli altri sono di terza. Così, la "tesi Catalioto" potrebbe portare all'esplosione di quasi l'intera dirigenza generale. Ma per questa questione, c'è tempo. Intanto bisogna trovarne e nominarne sei. E in fretta.