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Non ci sarà il carro nuovo

Festino senza festa


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Sarà un Festino senza festa, per mancanza di piccioli e, trattandosi dell'appuntamento clou per l'anima e il ventre di Palermo, la parola appare appropriata. Non ci sarà nemmeno il carro nuovo, a quanto pare. E' una notizia che rimbalza dalle cronache locali di "Repubblica" e del "Giornale di Sicilia". Si farà in tempo, con una magia contabile, a dare ai palermitani i "circenses" talmente necessari, visto che il pane latita? Il barometro non consiglia ottimismo. Anzi. 
Festino senza giubilo, senza sfolgorio, senza riscatto, senza artisti, senza Arbore. Una contraddizione attorcigliata su se stessa: le celebrazione collettiva e chiassosa della speranza, adornata da una scenografia misera e sepolcrale. La decalcomania della rinascita senza rinascita, senza ori, né stucchi e senza il carro nuovo che appunto della gioia è la maschera intonsa e rinnovata.
Forse è una restrizione in linea con i tempi, al di là della cabala e della superstizione che attribuiscono a ogni incidente al carro l'annuncio di una sciagura imminente. Forse è giusto perfino che Palermo digiuni pure nell'unico giorno in cui dimentica se stessa e crede di essere altro, appena per quattro fuochi d'artificio sparati dentro un cielo plumbeo. Forse dovremo abbandonare per sempre la lieta carnalità estiva della manifestazione per eccellenza, la processione di babbaluci e anime purganti dietro il carro trionfale della Santa. Non ci sono trionfi da celebrare. E pare che la Santuzza si sia dimenticata di noi. Per andarle a chiedere spiegazioni in diretta c'è solo da affrontare l'acchianata e il rigore della roccia nuda di Monte Pellegrino, fino al santuario, dimora della fanciulla dalla pelle d'alabastro. Una volta approdati,  potremo finalmente domandare: Rosalia, Rosalia, perchè ci abbandoni? La risposta sarà un silenzio corrucciato, una coltre di sdegno calata su Diegopoli.  La chiamavano Palermo.