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E Faraone chiede il commissariamento

Bilancio, prova quasi impossibile


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bilancio, consiglio comunale, palazzo delle aquile, soldi, Cronaca
C’è il parere del segretario generale del Comune. Almeno quello. Ma non basta. La querelle su chi, tra la giunta guidata dal sindaco di Palermo Diego Cammarata e il Consiglio comunale, deve mettere mano al bilancio si allunga “solo” di un capitolo. Mentre prende forma l’intervento per rimediare allo squilibrio nei conti, creatosi con i tagli del governo e l’approvazione di un regolamento Tarsu indigesto all’amministrazione: adesso ci sono circa venti milioni da racimolare.

Dando un colpo al cerchio e uno alla botte, il segretario generale Fabrizio Dell’Acqua ha tracciato, tramite una nota, quello che a parer suo dovrebbe essere l’iter corretto da seguire per avere un bilancio rivisto e corretto: “L’amministrazione attiva è tenuta - dice Dell’Acqua -, a rielaborare i conti per arrivare al pareggio finanziario”; ma “non può essere esclusa la possibilità di emendare la delibera esistente – continua il documento –, da parte del Consiglio comunale”. Il nodo politico dunque ad ora rimane, con da un lato la maggioranza a spingere perché si vada avanti e si arrivi alla discussione della delibera poi da emendare, e l’opposizione a premere perché sia la giunta a mettere mano alle forbici. Drastica è la posizione del democratico Davide Faraone quando annuncia di avere scritto una lettera all’assessore regionale agli Enti locali, per chiedere “che il sindaco e la giunta vengano commissariati dal primo luglio, per poi avere un documento finanziario da vagliare”.

Ci sono, però, ancora da prendere in esame i quattro atti propedeutici che riguardano le tariffe viste al rialzo di mense, asili nido e impianti sportivi. Fatto quello, stabilendo in caso altre entrate certe, si potrebbe avere un quadro più chiaro da cui partire per mettere da parte 19 milioni. Con questa cifra, che comprende tra gli altri i 650 milioni tagliati al Festino, si inizierebbe a tappare il buco dell’Amia.