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La diatriba

Accusa e difesa al varco della sentenza


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Nessuno voleva una conferma della sentenza di primo grado. Non la voleva il pg Nino Gatto, che ha chiesto undici anni. Non la volevano i legali di Marcello Dell’Utri, che dicevano di puntare all’assoluzione e non certo alla prescrizione. Poco prima della lettura della sentenza sono state le sensazioni di accusa e difesa, al centro dell’attenzione. "Ora è inutile pensare” rispondeva il pg Nino Gatto alle domande dei giornalisti su quella che sarebbe stata la pronuncia dalla Corte di lì a pochi minuti. Per Giuseppe di Peri “sarà comunque una liberazione”. E liberazione è stata, ma non dalla Cassazione: “L’importante – ha dichiarato Nino Mormino, uno dei legali della difesa – è che l’alone di mafiosità complessiva del sistema politico-istituzionale del nostro Paese, dal 1992 in poi, cioè dall’entrata in campo di Berlusconi e Forza Italia, è assolutamente superato attraverso questa sentenza che taglia netto il rapporto presunto tra mafia e politica”. Un deja-vu, potrebbe essere definito, da chi ha atteso con la stessa tensione l’arrivo della sentenza Andreotti. Ma non basta. “Si va verso la Cassazione con una situazione ancora più contraddittoria: tutta la condanna precedente al ‘92 – commenta l’avvocato Federico – è stata confermata, ma basata tutta sulla sabbia”. Ovvero sulle dichiarazioni contraddittorie da parte dei collaboratori di giustizia riguardo l'incontro tra Stefano Bontade, Mimmo Teresi, Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri che, secondo la difesa, non è mai esistito.

Po ci sono le estorsioni: “I pagamenti sono stati fatti per proteggere Berlusconi, la Standa e le antenne televisive” spiega l’avvocato Mormino, precisando che quella di Dell’Utri sarebbe stata solo una mediazione, la soluzione obbligata per difendere l’amico imprenditore. Ma per l'avvocato Pietro Federico “Dell’Utri è stato assolto in appello dal reato estorsivo”. Il riferimento, erroneo, è al processo Garraffa che la Corte di Cassazione ha rinviato al secondo grado. Il procuratore Nino Gatto, intanto, aspetta le motivazioni della sentenza: “Da lì – afferma il pg – non è detto che non possano essere avviate nuove indagini”. E aggiunge: “Non ho mai pensato alla prescrizione, ma per stabilirne i termini è ancora necessario aspettare le motivazioni della Corte”. Dice di essere deluso, ma non pentito di aver portato in aula, a ridosso del termine del processo, Gaspare Spatuzza: “Se mi trovo davanti ad un nuovo filone di prova, - spiega Nino Gatto – non posso fare altro che esplorarlo”. Per la difesa “cadono il 90 per cento delle accuse significative”, per il pg la sentenza avrà la ragione sia sull’avvio di eventuali indagini, sia un’eventuale prescrizione dei reati ascritti a Dell’Utri.